DOPOGUERRA 

 DAGLI ANNI '50 LA LENTA RIPRESA, 
POI GLI ANNI '60, E VIA VERSO IL 2000 

Dal '46 agli anni ‘50 LA FAME poi l'ABBONDANZA

La conclusione della II Guerra Mondiale aveva lasciati irrisolti numerosi problemi legati sia alla situazione politica sia a quella economica.

Nel campo politico inizialmente si vide l’esistenza di governi di unità nazionale il cui compito era la rinascita del Paese. Il clima della guerra fredda ed i suoi condizionamenti posero fine a tali esperienze a cui seguirono governi centristi egemonizzati dalla Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi il cui trionfo fu la vittoria elettorale del 18 aprile 1948.

Il popolo sovrano nel 1946 si era espresso, a stretta maggioranza, a favore di una forma di governo repubblicana ed aveva eletto un’Assemblea Costituente che varò la nuova Costituzione che entrò in vigore l’1 gennaio 1948.

La rinascita nazionale pesò soprattutto sulle spalle della classe lavoratrice e non sarebbe stata possibile senza l’aiuto determinante di tecnici ed esperti dei paesi alleati, in primo luogo gli Stati Uniti d’America.

La sconfitta del 1953 pose fine all’epoca degasperiana ma non all’egemonia democristiana che durerà per oltre quarant’anni.
 
I primi anni del dopoguerra furono attraversati dalle tensioni derivanti dalla guerra fredda, ma l’intelligenza dei leader di entrambi gli schieramenti seppe evitare al Paese nuove tragedie.
 
Gli sforzi compiuti in campo economico, politico e sociale non furono vani e risultarono propedeutici per i futuri anni ’60, gli anni del boom economico.

Gli anni ’60 fino a quelli di oggi, passando dal '68.

Gli anni ’60 furono caratterizzati da profonde trasformazioni della società italiana: si passò, infatti, da una società prettamente agricola ad una fortemente industrializzata.

Dal punto di vista sociologico si assistette alla diffusione di nuovi stili di vita, a nuovi usi ed a nuovi costumi molti dei quali di origine anglosassone.

La vita delle famiglie italiane ebbe numerose innovazioni e compì una svolta migliorando di molto lo standard di vita medio. 

Purtroppo, in moltissimi casi, questi discorsi valgono soltanto per le realtà centro-settentrionali, il Sud Italia continuò a vivere in maniera più arretrata ed, anzi, vi fu un peggioramento delle condizioni complessive di vita della popolazione che conobbe una nuova migrazione come all’inizio del secolo; questa volta non si andava in America, ma, semplicemente, nel Nord Italia, ma, spesso, si era ugualmente stranieri.

In campo politico, dopo l’involuzione autoritaria del 1959 (governo Tambroni), si assistette ad un progressivo avvicinamento del Partito Socialista all’area di governo.
Prima, con i governi presieduti da Amintore Fanfani, vi fu solo l’astensione o l’appoggio esterno all’esecutivo da parte del PSI, poi, sotto la guida di Aldo Moro, vi fu la partecipazione diretta di esponenti socialisti ai governi della Repubblica.
Era nato il centro-sinistra.

Purtroppo gli ambiziosi progetti riformatori furono stroncati dal tentato golpe del 1964 ed il centro-sinistra si limitò semplicemente all’ordinaria amministrazione, non dando risposte a problemi politici, economici e sociali che furono alla base della contestazione del 1968.

IL SESSANTOTTO (il '68)

Il ’68 va inserito in un discorso planetario poiché tale fenomeno interessò tutti i principali paesi del mondo, avendo alla propria base le medesime istanze di emancipazione e di miglioramento delle condizioni generali di vita. Comunque la si pensi i cambiamenti e le conquiste di quegli anni hanno cambiato in meglio il Paese ed il mondo intero.
Alla base delle lotte e dei movimenti sessantottini vi erano essenzialmente i seguenti punti tematici:

– svecchiamento della cultura (modernizzazione del “sistema”);

– superamento di antichi pregiudizi, soprattutto in campo sessuale (libertà di scelta da parte dell’individuo);

– emancipazione delle donne e delle minoranze;

– miglioramento della scuola e dell’università;

– miglioramento delle condizioni di vita degli operai e dei lavoratori in generale;

– caratterizzazione “di sinistra” di tali movimenti, di una sinistra “nuova” che spesso si scontrò o semplicemente “non si incontrò” con la tradizionale sinistra marxista e “proletaria” di scuola socialista e comunista che accusava (come P. P. Pasolini) i “movimenti” del ’68 di essere, in realtà, semplicemente dei radicali borghesi individualisti;

– tutti gli eventi del ’68 videro a ogni latitudini e a ogni longitudine la sconfitta sul piano e sul terreno politico dei “movimenti” che si istituzionalizzarono (cioè si posero il problema della “politica” e del “governo” in maniera tradizionale) troppo tardi, quando ormai erano nella fase finale, avendo perduto ogni forza propulsiva.

In Italia non si ebbe una vera e propria unità tra studenti (che furono la colonna vertebrale del ’68) e gli operai. Lo stesso Pci fu “tiepido” verso i “movimenti”. 

Da frange estreme del movimento studentesco presero vita, nei successivi anni ’70, alcuni degli eventi terroristici (come le Brigate Rosse) che hanno sconvolto per oltre un decennio la nostra storia repubblicana e democratica.

Negli Stati Uniti d’America, il movimento nacque per rivendicare diritti civili pari per tutti gli uomini e per tutte le donne, indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso o politico o dalla razza. Fu forte la spinta emancipatrice nel campo del costume e della libertà sessuale tanto che inizialmente i movimenti furono detti “della parola sporca” perché i giovani (soprattutto le giovani ragazze) richiedevano la libertà di poter nominare in pubblico il nome dell’organo genitale maschile (e più in generale di parlare di argomenti riguardanti l’attività sessuale e di piacere ad esso legata) senza incorrere in gravi sanzioni penali (tra le quali soprattutto l’arresto e la detenzione prolungata) come previsto da regolamenti e norme abolite dopo le proteste sessantottine.

Nella Germania federale il movimento studentesco favorì la vittoria elettorale di Willy Brandt e del partito socialdemocratico (Spd) che attuò, sia in politica interna (Welfare State), sia in quella estera (dialogo con la Germania Est e reciproco riconoscimento,  Ostopolitick = politica del dialogo).

In Francia, invece, si ebbe il legame tra studenti e operai (Maggio francese) e solo il carisma personale del Presidente della Repubblica Charles de Gaulle evitò la sconfitta alla coalizione conservatrice di centro-destra al governo che, al contrario, uscì premiata dalle urna grazie all’invenzione della cosiddetta “maggioranza silenziosa”, ossia quei moderati conservatori che non si interessano mai di politca, ma che al momento del voto si recano alle urna e appoggiano il governo moderato al potere.

In Cecoslovacchia il ’68 fu caratterizzato dal fallimento del tentativo riformatore di A. Dubchek (il “comunismo dal volto umano”) che voleva democraticizzare dall’interno il sistema comunista dominante. Era la “Primavera di Praga” che venne barbaramente soffocata dall’intervento delle truppe militari sovietiche che restaurarono l’egemonia della nomenklatura del Partito Comunista filosovietico e costringendo Dubchek alle dimissioni ed al ritiro a vita privata. 

Comunque la si pensi
 il 1968 è stato senza ombra di dubbio l’anno più importante del XX secolo...
... perché i cambiamenti introdotti nel campo del costume e della società hanno trasformato, nel bene e nel male, la società in maniera radicale.

Gli anni ’70 e gli anni ’80, invece, sono stati anni bui, caratterizzati gli uni dal terrorismo e gli altri dall’esplosione della corruzione nella vita pubblica che, oltre i palesi danni materiali, ha logorato fortemente il legame cittadini-istituzione.

Ma tali questioni sono troppo recenti e vi sono ancora troppi interrogativi che non hanno trovato una risposta per essere oggetto di pagine di storia: appartengono ancora alla cronaca e lì, chi scrive, ha intenzione di lasciarli.

 By: Luca Molinari


TORNA A CRONOLOGIA    o  ALLA PAGINA PRECEDENTE