Dall’Europa in Terra Santa armate di fedeli, predoni e disperati sotto le bandiere di Papi e devoti re 

I MOTIVI, I PREPARATIVI, LA PRIMA SPEDIZIONE

LE CROCIATE
I PRIMI FALLIMENTI

ANNO 1095

MARZO: Il papa Urbano II tiene il primo concilio del suo pontificato a Piacenza. Vennero prese decisioni importanti, come la condanna della simonia e del matrimonio ecclesiastico; venne pure reiterata la condanna dell'antipapa Clemente III, che godeva ancora di numerosi appoggi fra l'episcopato germanico e italico. Il papa organizzò poi l'incontro con Corrado, il figlio ribelle dello scomunicato Enrico IV, l'imperatore d'Occidente, mentre decise di rimandare il problema dell'adulterio del re di Francia Filippo.

Ma il più importante evento che si svolse durante il concilio fu l'arrivo di un'ambasciata bizantina da parte dell'imperatore Alessio Comneno che chiede aiuto per fronteggiare i Turchi fin dalla battaglia di Manzicerta (1071) insediatisi nel cuore dell'Anatolia. Si é molto discusso quali fossero esattamente le intenzioni dei bizantini nell'avanzare questa richiesta: certamente non scatenare una guerra santa, concetto che era del tutto estraneo alla mentalità bizantina secondo cui la morte in battaglia era sempre e comunque riprovevole e la guerra qualcosa di vergognoso, indipendentemente dalla religione del nemico. Secondo Steven Runciman ('Storia delle Crociate') l'intento era probabilmente quello di utilizzare il papa come tramite per il reclutamento di nuovi mercenari franchi che potessero supplire alla carenza di uomini dell'esercito bizantino e dunque permettere di lanciare una grande offensiva per riconquistare l'Asia Minore.

11 AGOSTO: Il supera le Alpi e giunge alla città di Le Puy, dove ha occasione di parlare a lungo con il vescovo della città Ademaro di Monteil, che aveva partecipato alla guerra santa contri i Mori di Spagna. E molto probabile che fu in questa città che venne presa la decisione di indire una crociata da parte del papa: da qui infatti invio lettere a tutto l'episcopato francese annunciandogli il prossimo concilio a Clermont-Ferrand.

SETTEMBRE: Il papa si reca nei territori di Raimondo IV di Saint-Gilles conte di Tolosa e marchese di Provenza, il più potente dei feudatari della Francia del sud, e riesce a convincerlo. Raimondo di Saint-Gilles fu l'unico nobile con cui il papa parlò direttamente delle sue idee sulla crociata, anche perchè Raimondo aveva già partecipato alle lotte contro i mussulmani in Spagna.

18 NOVEMBRE: Si apre il concilio di Clermont alla presenza di circa 300 ecclesiastici. Numerosi anche questa volta gli atti: vennero ripetuti ancora una volta i divieti nei confronti di simonia, matrimonio ecclesiastico e investitura laica. Più in particolare venne scomunicato per adulterio il re di Francia Filippo (che si sottometterà al papa in luglio) e per simonia il vescovo di Cambrai e sancito in maniera definitiva il primato dell'arcivescovado di Lione su quelli di Sens e Reims. 

27 NOVEMBRE: Nell'ultimo giorno del concilio di Clermont il papa in seduta pubblica lancia il bando della crociata: nel suo discorso iniziò sottolineando l'importanza di recare aiuto ai cristiani d'Oriente, mettendo l'accento sulle loro sofferenze per mano dei turchi e sulle difficoltà cui andavano incontro i pellegrini per recarsi nei Luoghi Santi. Poi dichiarò che era ora che i cristiani la smettessero di trucidarsi fra loro, e che poveri e ricchi dovevano egualmente prepararsi per una guerra giusta in cui sarebbero stati assistiti dal Signore che avrebbe guidato i loro passi. Annunciò che coloro che fossero morti nella crociata avrebbero avuto la piena remissione dei peccati.
Il discorso fu interrotto continuamente da grida che urlavano "Deus le volt" in un clima di entusiasmo quasi isterico; a Clermont il primo ad aderire alla crociata fu, come previsto, il vescovo di Le Puy Ademaro di Monteil, subito designato legato pontificio della spedizione (il papa ci teneva che fosse un ecclesiastico ad essere a capo della crociata). Ademaro fu scelto per tre motivi: anzitutto per l'esperienza che già aveva nella lotta contro i mussulmani (era stato attivo in Spagna), secondariamente a causa dei suoi legami di parentela con l'aristocrazia francese, infine per il suo pellegrinaggio a Gerusalemme nel 1087. 

A Clermont il concilio approvò pure un decreto generale che sanciva la remissione dei peccati per tutti i partecipanti; inoltre decretò che i beni dei partecipanti sarebbero stati sotto la protezione della Chiesa che avrebbe scomunicato chiunque avesse violato questi beni, così come i crociati non potranno essere citati in tribunale e i loro debiti godranno di una moratoria. Chiunque prendesse la croce (cioè avesse cucita sulla sopravveste una croce di stoffa rossa) doveva far voto di andare a Gerusalemme e se poi non fosse partito o fosse tornato indietro troppo presto sarebbe stato scomunicato. Per tenere sotto controllo il movimento fu scritto che gli ecclesiastici non avrebbero potuto partecipare senza l'approvazione del loro superiore, mentre i laici erano tenuti a consultare il loro direttore spirituale.
Per restringere la partecipazione ai soli soldati venne censurata la partecipazione di donne, vecchi e bambini come di uomini senz'armi (queste normative non trovarono grande applicazione: anche senza contare la plebaglia di Pietro l'Eremita gli eserciti crociati si portarono dietro almeno un quarto di non combattenti). Fu sancito che nelle città conquistate le chiese orientali avrebbero riavuto indietro i loro beni e le loro chiese; infine la data della partenza fu fissata per il 15 Agosto 1096 ponendo come luogo di ricongiungimento Costantinopoli.

Le motivazioni che spingono il papa all'azione sono essenzialmente due: la prima é l'esempio della 'Reconquista' in Spagna come ideale di una guerra condotta per espandere i confini della cristianità. La seconda sorge dall'ambizione di Urbano II di arrivare a una conciliazione definitiva con la chiesa bizantina: per quanto si sia sempre enfatizzato troppo la data del 1054 (data canonica dello scisma fra ortodossi e cattolici) certamente i rapporti restavano tesi anche se nessuno metteva ancora in dubbio la sostanziale legittimità della chiesa greca come di quella romana. Vanno invece scartate altre motivazioni come quella delle persecuzioni ai danni dei cristiani o quella di ostacolare i pellegrini. Infatti i cronisti cristiani della regione assicurano che non ci furono affatto persecuzioni all'arrivo dei Turchi in Siria e Palestina e durante la dominazione turca i pellegrinaggi in Terrasanta anzichè diminuire aumentarono (anche se bisogna dire che dopo la morte del dominatore della Siria Tutush proprio nel 1095 l'intera regione era sprofondata nell'anarchia con conseguenze spiacevoli sia per i mussulmani che per i cristiani).

1 DICEMBRE: Messaggeri di Raimondo di Saint-Gilles annunciano al papa (ancora a Clermont) che il conte ha preso la croce insieme a molti suoi cavalieri. L'ambizione di Raimondo é quella di essere designato capo secolare della crociata, ma sull'argomento il papa sarà piuttosto evasivo preferendo non designare nessuno che potrebbe svilire il ruolo del legato pontificio.

ANNO 1096

15 APRILE: Parte da Colonia il primo esercito crociato per la Palestina: si tratta dell'avanguardia della grande massa di semplici raccolti da Pietro l'Eremita, arrivati il 12 insieme a lui a Colonia dove Pietro voleva predicare ai tedeschi. Solo che molti francesi guidati da Gualtiero Sans-Avoir non vollero aspettare e partirono subito.

20 APRILE: Parte da Colonia coi suoi "pellegrini" per l'Oriente Pietro l'Eremita. Questi é un monaco itinerante che ha predicato la crociata con l'aiuto di una "squadra" di fidati aiutanti (il cui compito era predicare la crociata lì dove lui non poteva andare di persona) riuscendo ad ammassare grazie alla forza della sua parola una imponente massa di gente formata da persone di ogni risma: vi erano con lui anzitutto contadini, ma anche molti borghesi, briganti, criminali, cadetti di famiglie nobili e numerose donne e bambini. Fra i nobili la sua predicazione in Francia fece fiasco ma in Germania riuscì a convincere diversi nobili come il conte Ugo di Tubingia, il conte Enrico di Schwarzenberg, Gualtiero di Teck e i tre figli del conte di Zimmern. A guidare questa massa (forse 20000 uomini) erano oltre a Pietro predicatori come Gualtiero Sans-Avoir, Rinaldo di Breis, Goffredo Burel e Gualtiero di Breteuil. Tutto nasce da un grande equivoco che si crea nelle teste di migliaia di persone fra la Gerusalemme Celeste e la più prosaica Gerusalemme terrena: gente da sempre costretta ad una vita difficile d'improvviso sogna Gerusalemme non come una città, ma come il "paese della cuccagna" in cui ogni loro desiderio verrà soddisfatto. 

APRILE: Alla fine del mese un'altra armata di "pezzenti" parte dalla Renania alla guida di un certo Volkmar, intenzionata a ricongiungersi con Pietro. Subito dopo partirà dalla Renania un altro esercito ancora guidato questa volta da un importante discepolo di Pietro l'Eremita, il predicatore tedesco Gottschalk.
Infine si crea sempre in Renania l'ultimo dei grandi eserciti della crociata popolare, capeggiato stavolta non da un predicatore ma dal temibile conte Emich di Leisingen, già celebre per i suoi atti di violenza e di brigantaggio. Figura sinistra Emich dimostra come sia facile trasformare un "pellegrinaggio" in una ghiotta occasione di arricchimento personale. La fama di Emich fece si che diversi nobilotti finissero nel suo esercito, come Hartmann di Dillingen, Clarambaldo di Vendeuil, Tommaso di La Fère, Drogo di Nesle, Guglielmo il Carpentiere visconte di Melun, e infine i signori di Zweibrucken, Salm e Viernenberger. 

3 MAGGIO: I crociati di Emich danno inizio alla crociata con un attacco contro la comunità ebraica di Spira. Ma la comunità riuscì grazie a un magnifico dono a ottenere l'appoggio del vescovo di Spira che li prese sotto la propria protezione. Ma il pogrom scatenato dai crociati costò comunque la vita a 12 ebrei (alcuni degli assassini furono catturati dal vescovo che gli fece mozzare le mani).

8 MAGGIO: Gualtiero Sans-Avoir raggiunge la frontiera ungherese e chiede al re Coloman il permesso di transito delle sue truppe. Accordatogli senza problemi Gualtiero punta verso la città di frontiera di Zemun da cui passerà la Sava e penetrerà nell'impero bizantino all'altezza di Belgrado verso la fine del mese.

20 MAGGIO: Emich di Leisingen e i suoi "pellegrini" si macchiano a Worms di una delle più efferate stragi di ebrei: anche qui il vescovo cercò di intervenire in loro soccorso e permise loro di rifugiarsi nel suo palazzo vescovile, ma non servì a nulla perchè gli uomini di Emich (a cui si erano uniti numerosi residenti della città e dei dintorni) forzarono le porte del palazzo massacrando circa 500 ebrei.

25 MAGGIO: Emich e i suoi trovano le porte di Magonza serrate contro di loro per ordine dell'arcivescovo Rothard. Ma grazie ad amici in città il giorno dopo le porte vengono loro aperte. Gli ebrei, dopo un inutile tentativo di dissuadere Emich con l'oro (Emich prenderà il denaro ma non per questo fermerà il pogrom) chiedono allora asilo nei rispettivi palazzi all'arcivescovo e al più importante signore laico della città. Purtroppo preso da paura l'arcivescovo scappò lasciando i suoi ospiti in balia di Emich, mentre fu dato fuoco al palazzo del signore laico così da snidare gli ebrei rifugiatisi dentro. La carneficina terminò solo il 29 dopo essere costata la vita ad un migliaio di ebrei.
A Magonza vi fu poi una scissione nell'esercito di Emich: una parte si separò dal corpo principale con l'intenzione di "purificare" la valle della Mosella dalla presenza degli ebrei.

GIUGNO: Completamente presi di sorpresa i bizantini e il governatore della provincia bulgara Nicetas che credevano che i crociati non sarebbero partiti prima del 15 Agosto (termine fissato dal papa), Gualtiero Sans-Avoir e i suoi si trovano ai primi del mese senza scorte. Rimediano a questa nella maniera più semplice: saccheggiando la campagna e devastando i dintorni di Belgrado, fino a quando le truppe bizantine arrivano a disciplinarli sia con le buone (arrivano le scorte e il permesso di muoversi verso Costantinopoli) che con le cattive (diversi crociati muoiono in scontri coi bizantini).

1 GIUGNO: Emich e i suoi puntano contro gli ebrei di Colonia. Viene incendiata la sinagoga e uccisi due ebrei, ma questa volta l'arcivescovo riesce a imporsi sui crociati. Sarà l'ultimo dei pogrom di Emich che adesso si dirigerà verso la frontiera ungherese.
Invece i crociati di Emich separatisi da lui a Magonza puntano contro Treviri, ma anche qui la maggior parte degli ebrei riuscì a salvarsi grazie all'intervento dell'arcivescovo. Da lì punteranno su Metz dove uoriranno 22 ebrei. 

20 GIUGNO: Dopo aver attraversato senza grandi problemi la Germania e l'Ungheria Pietro l'Eremita arriva coi suoi 20000 uomini alla città ungherese di Zemun da cui, come Gualtiero Sans-Avoir, intendono passare la Sava. A Zemun però avvenne un fatto poco edificante: un litigio riguardo alla vendita di un paio di scarpe si tramutò in una battaglia che portò all'intervento della massa crociata guidata da Goffredo Burel (Pietro sembra fosse contrario). I crociati espugnarono la città massacrando 4000 ungheresi.

24 GIUGNO: Gli uomini staccatisi da Emich a Magonza scatenano una serie di pogrom che investono nell'arco di 4 giorni le località renane di Neuss, Wevelinghofen, Eller e Xanten. Terminato il lavoro i crociati si disperderanno, molti tornando definitivamente a casa.

26 GIUGNO: L'esercito di Pietro l'Eremita, terrorizzato dalla minaccia di una vendetta ungherese, si apre con la forza il passaggio della Sava e sbarcano vicino a Belgrado che viene messa interamente a ferro e fuoco.

30 GIUGNO: I crociati di Volkmar scatenano un massacro ai danni degli ebrei di Praga nonostante le vane proteste del del vescovo Cosma.

LUGLIO: Un mese decisamente infausto per la ma crociata popolare. Dei tre eserciti crociati tedeschi che seguono le masse di Pietro l'Eremita (quella di Volkmar, quella di Gottschalk, quella di Emich) il primo ad entrare in Ungheria é quello di Volkmar; ma appena arrivati alla prima grande città ungherese, Nitra, cercano di dar mano libera ai loro istinti. Ma gli ungheresi non tollerarono un tale comportamento e Volkmar e i suoi vennero fatti a pezzi in maniera definitiva dai soldati di re Coloman. Pochi giorni dopo arrivarono in Ungheria gli uomini guidati da Gottschalk (fresco di un pogrom di ebrei compiuto a Ratisbona) che si dettero subito a saccheggi e violenze. Allora arrivò il re di persona con molti uomini che circondò e disarmò i crociati nel villaggio di Stuhlweissenburg. Ma dopo i fatti di Nitra il re non si fidava dei crociati nemmeno disarmati e così dette l'ordine del massacro: Gottschalk perì insieme a tutti i suoi uomini. L'ultimo gruppo ad arrivare al confin!
e ungherese verso la fine del mese fu la soldataglia di Emich. Questa volta il re vietò l'ingresso nel regno e mandò subito soldati a difendere la frontiera; ma Emich non si lasciò deviare e combatte per sei settimane contro gli ungheresi fino a che non riuscì a stringere d'assedio la fortezza di Wiesselberg. A questo punto si diffuse la notizia che il re d'Ungheria arrivava con un potente esercito: si scatenò subito il panico di cui approfittò la guarnigione della città assediata per fare una sortita. Per gli ungheresi fu una grande vittoria: quasi tutti i crociati rimasero sul campo tranne per Emich e i cavalieri che riuscirono a fuggire.
Molto meglio andarono le cose a Gualtiero Sans-Avoir che dopo un tranquillo viaggio attraverso i Balcani giunse verso la metà del mese a Costantinopoli.

3 LUGLIO: Pietro l'Eremita arriva a Nis, capitale della provincia bulgara e chiede subito rifornimenti che ottiene dietro la consegna di ostaggi. Ma la mattina dopo, mentre i crociati stanno prendendo la strada per Sofia, alcuni tedeschi danno fuoco a dei mulini; al che reagiscono subito i bizantini che attaccono la retroguardia per prendere altri ostaggi. Molti crociati allora tornarono indietro e assalirono le fortificazioni di Nis. Respinti da un contrattacco nemico
un'altra parte dei crociati, mentre invano Pietro cercava invano di fermarli, partì contro i bizantini. Il governatore bizantino Nicetas scatenò allora tutti i suoi uomini contro i crociati: quest'ultimi subirono una disfatta totale lasciando sul campo un quarto dei loro membri. Accontentandosi della dura lezione da loro subita l'imperatore gli concederà il perdono in prossimità di Adrianopoli (oggi Edirne).

1 AGOSTO: Arriva a Costantinopoli l'esercito di Pietro, dove viene alloggiato nei sobborghi insieme agli uomini di Gualtiero Sans-Avoir e numerosi pellegrini italiani che sono arrivati nella città in piccoli gruppi distinti. Non sembra che i bizantini avessero una grande opinione di questi strani crociati, che non parevano molto temibili come soldati e soprattutto non in grado di tener testa ai turchi (in compenso erano degli ottimi ladri: nella capitale rubarono persino il piombo dai tetti delle chiese).

8 AGOSTO: L'esercito di Pietro l'Eremita e di Gualtiero Sans-Avoir viene traghettato al di là del Bosforo in Asia Minore, cioè fuori dei territori dell'impero. Da qui marciarono fino a Nicomedia (oggi Izmit) dove avvenne un insanabile contrasto fra i francesi, che rimasero fedeli a Pietro, e gli italiani e i tedeschi, che si scelsero un nuovo capo nell'italiano Rainaldo. I due gruppi separati finirono per accamparsi a Civetot, località che aveva il vantaggio di essere facilmente rifornibile dalla flotta bizantina.

AGOSTO: Partono dall'occidente verso la fine del mese i primi "veri" eserciti crociati armati di tutto punto e degni avversari dei turchi.
Il primo a partire fu il piccolo (solo 100 cavalieri) ma efficiente esercito di Ugo Le Maisné conte di Vermandois; costui era il figlio cadetto del defunto re di Francia Enrico I e il fratello dell'attuale Filippo I. Ugo (che ottenne la sua contea grazie al matrimonio con un'ereditiera) fu probabilmente spinto a partecipare alla sua crociata da suo fratello, ansioso di rientrare nelle grazie del papa dopo la sua recente sottomissione. Il suo esercito diretto verso l'Italia meridionale (da cui voleva passare il canale d'Otranto per poi seguire la Via Egnatia che va da Durazzo a Costantinopoli) era formato da vassali suoi e dei domini di suo fratello. In Italia vi si aggiungeranno poi alcuni cavalieri francesi che avevano partecipato con il conte Emich di Leisingen alla sua sfortunata crociata (Drogo di Nesle, Clarambaldo di Vendeuil, Guglielmo il Carpentiere fra loro).
Pochi giorni dopo la partenza di Ugo Le Maisné da casa sua parte dalla Lorena un'esercito di dimensioni ben maggiori, quello di Goffredo di Buglione duca della Bassa Lorena (probabilmente aveva ai suoi ordini 1000 cavalieri e 7000 fanti), la prima delle quattro grandi armate di cavalieri a partire per Costantinopoli. Goffredo era il secondogenito di Eustachio II conte di Boulogne e di Ida figlia di Goffredo II duca della Bassa Lorena. Mentre al primogenito spettò la contea di Boulogne (nel regno di Francia) a Goffredo di Buglione sarebbe dovuto spettare il ducato della Bassa Lorena (nel Sacro Romano Impero); ma l'imperatore Enrico IV alla morte di Goffredo II confiscò il ducato lasciando a Goffredo di Buglione solo la contea di Anversa e il feudo di Bouillon (da cui Buglione). Ma poi per la sua lealtà nel 1082 glielo restituì anche se soltanto a titolo vitalizio.

Sembra però che trovasse difficile far convivere la sua assoluta lealtà verso l'imperatore con la sua devozione verso il papa; inoltre temeva che un giorno l'imperatore non avrebbe più avuto bisogno di lui. Per questo oltre che per sincero entusiasmo partecipò alla crociata raccattando soldi vendendo alcune sue terre e sopprattutto ricattando gli ebrei: fece infatti circolare la voce che avesse giurato di sterminare tutti gli ebrei della zona al che ottenute grandi somme dalle comunità ebraiche della Renania e della Lorena garantì che nulla era più lontano dalle sue intenzioni che perseguitare gli ebrei. Goffredo portò dietro con se suo poco entusiasta fratello maggiore Eustachio III conte di Boulogne, con un numero inferiore di uomini, e il fratello minore Baldovino, il membro più povero ma anche più intelligente della famiglia (e infatti divenne il primo re di Gerusalemme). Altri importanti membri della spedizione erano il cugino Baldovino di Rethel signore di Le Bourg (diventerà Baldovino II, re di Gerusalemme), Rainaldo conte di Toul, Baldovino II conte di Hainault, Garnier di Gre z, Baldovino di Stavelot,
Pietro di Stenay, Dudo di Konz-Saarburg, i fratelli Enrico e Goffredo di Esch, tutti provenienti dai territori valloni e lorenesi dell'impero.

SETTEMBRE: I crociati di Pietro l'Eremita e di Rainaldo iniziano a saccheggiare i villaggi sotto il controllo turco (più precisamente del sultano selgiuchida Kilij Arslan ibn Suleiman, capo di quasi tutti i turchi d'Anatolia che governa dalla sua capitale Nicea). A metà del mese i francesi fecero una grande incursione sulle vicinanze e i sobborghi della città di Nicea (oggi Iznik), dove fecero terribili stragi di cristiani indigeni. Una sortita della guarnigione turca venne respinta dopo una dura battaglia e così poterono tornare all'accampamento con un ingente bottino. Ma questo generò l'invidia di tedeschi e italiani che comandati da Rainaldo attaccarono il castello turco di Xerigordon e lo conquistarono, facendone una base da cui fare razzie.

29 SETTEMBRE: I turchi arrivano in forze per riprendersi il castello di Xerigordon in cui si sono arroccati Rainaldo e i suoi. Dopo una fallita imboscata ai danni dei turchi i crociati si trovano stretti d'assedio nel castello e distanti dai pozzi.

OTTOBRE: Continua la marcia verso Costantinopoli degli eserciti crociati di Ugo di Vermandois e di Goffredo di Buglione. Il primo arrivò a Bari verso i primi del mese e raccolse l'adesione del nipote di Boemondo Guglielmo fratello di Tancredi che non volle aspettare che suo zio avesse completato i preparativi per la crociata. Inviata un'ambasciata al governatore bizantino di Durazzo Giovanni Comneno per chiedere che venissero fatti i preparativi necessari al loro arrivo Ugo passò coi suoi uomini il canale d'Otranto ma incappò in una terribile tempesta che fece naufragare molti uomini, Ugo incluso che venne trovato dai bizantini infangato e sperduto. Dopo qualche giorno di sosta a Durazzo per rimettere il gruppo di Ugo in sesto furono scortati dall'alto ufficiale bizantino Manuele Butumites fino a Costantinopoli. 
Prosegue pure la marcia di Goffredo di Buglione che ai primi del mese arriva col suo potente esercito al fiume Leitha che segna il confine col regno d'Ungheria. Il suo re Coloman, dopo le sue pessime esperienze precedenti con i crociati (basti ricordare i danni provocati dalle masnade di Pietro l'Eremita, di Volkmar, di Gottschalk, di Emich di Leisingen) e estremamente riluttante a far passare Goffredo per le sue terre e così l'ambasciata guidata da Goffredo di Esch viene trattenuta per otto giorni finchè re Coloman decide di parlamentare personalmente con Goffredo di Buglione nella città di Sopron. Dopo alcuni giorni di permanenza alla corte ungherese Goffredo di Buglione strappa finalmente il permesso a transitare sul suo territorio previa consegna come ostaggio del fratello minore Baldovino (che sarà rilasciato quando Goffredo passerà la frontiera). Poterono così passare e dopo un viaggio tranquillo (Goffredo impose una disciplina ferrea) penetrarono in territorio bizantino lì dove erano entrato pochi mesi prima Pietro l'Eremita e i suoi (e i segni del loro passaggio erano fin troppo evidenti, specie a Belgrado che era ancora in macerie).

Parte il secondo dei grandi eserciti di cavalieri crociati, quello dei normanni del sud sotto Boemondo d'Altavilla signore di Taranto. Questi era il figlio del duca di Puglia, Calabria e Sicilia Roberto il Guiscardo, l'uomo che aveva unificato il sud e cacciato i bizantini dall'Italia. Si trovava in lotta feroce con il fratellastro Ruggero Borsa al quale alla morte di Roberto il Guiscardo nel 1085 era finito il ducato di Puglia. Boemondo, che non aveva accettato la decisione del padre si era ribellato e aveva strappato a Ruggero Borsa Taranto e la Terra d'Otranto. Ma le sue possibilità di espandersi erano compromesse dalla determinazione dello zio, il duca di Sicilia Ruggero, di impedirgli la conquista di tutta la Puglia. Per questo Boemondo decise che era meglio tentare miglior fortuna in altri lidi e così si "convertì" alla crociata. Il suo esercito era un poco più piccolo di quello di Goffredo di Buglione (vi erano forse 500 cavalieri), ma in compenso aveva con sè il fior fiore della cavalleria normanna del sud; nella spedizione che salpò Bari c'erano il nipote di Boemondo Tancredi (destinato a una folgorante carriera), i cugini Riccardo e Rainolfo di Salerno e il figlio di quest'ultimo Riccardo, Goffredo conte di Rossignuolo e i suoi fratelli, mentre fra i siciliani vi si trovavano Honfroi di Monte Scabioso, Ermanno di Canne, Roberto di Ansa, Alberedo di Cagnano e il vescovo Gerardo di Ariano. C'erano persino alcuni normanni di Normandia come Roberto di Sourdeval e Boel di Chartres. Boemondo, che a causa delle sue numerose guerre sotto Roberto il Guiscardo contro i bizantini nei Balcani era in pessimi rapporti con l'impero, decise di non sbarcare a Durazzo come Ugo di Vermandois ma più a sud (precisamente sbarcò nel villaggio di Dropoli fra Durazzo e Valona) in modo da evitare l'asfissiante tutela di una scorta bizantina.

Nel frattempo dopo molti mesi di preparativi é finalmente pronto l'esercito di Raimondo IV di Saint-Gilles conte di Tolosa e marchese di Provenza, uno dei primissimi ad aderire alla crociata e l'unico fra i principi a discuterne col papa. Uomo ricchissimo era già sulla sessantina quando fece voto di aderire alla crociata. Come detto, Raimondo era stato molto influenzato dalla sua partecipazione alla "Reconquista" e sognava di essere il capo laico della crociata. Il voto di Raimondo era particolarmente impegnativo in quanto aveva fatto voto di passare il resto della sua vita in Oriente a combattere gli infedeli, e infatti aveva assegnato i suoi domini al figlio naturale Bertrando (destinato poi ad andare in Oriente e a diventare il primo conte di Tripoli). L'esercito di Raimondo era non solo il più potente dal punto di vista numerico (10000 combattenti fra cui almeno 1200 cavalieri) ma anche il meglio organizzato perchè era l'unico che aveva seguito le direttive del papa che dicevano di lasciare a casa donne, vecchi e ragazzi e in generale quelli che non potessero combattere. 

C'erano molti degli aristocratici più importanti nella Francia del sud, come Rambaldo conte do Orange, Gastone di Béarn, Gerardo di Rossiglione, Guglielmo di Montpellier, Raimondo di Le Forez e Isoardo di Gap. Ma la figura più importante era certamente quella del legato pontificio Ademaro di Monteil, che rappresentava il papa ed era perciò nelle intenzioni di Urbano II il vero capo della crociata (Ademaro si era portato con sè anche i suoi due fratelli, Francesco-Lamberto di Monteil signore di Peyrins e Guglielmo-Ugo di Monteil).
Il quarto degli eserciti a partire per la crociata (che é anche quello con cui le partenze crociate per l'oriente hanno fine) é quello della Francia del nord che si riunisce per la partenza a Pontarlier in Normandia dove si ammassa una potente massa di uomini. A differenza però degli eserciti di Ugo di Vermandois, di Goffredo di Buglione, di Boemondo di Taranto e di Raimondo di Saint-Gilles in quest'armata non c'é un capo esclusivo ma molteplici perchè in realtà si tratta di un unione casuale di tre eserciti distinti ognuno sotto il suo capo. Il più grande (almeno 800 cavalieri) dei tre é quello normanno comandato dal duca di Normandia Roberto, figlio primogenito di Guglielmo il Conquistatore e fratello del re d'Inghilterra Guglielmo II il Rosso, con cui si trovava in pessimi rapporti (ma il papa li aveva temporaneamente riconciliati). 

Roberto, il quale era stato profondamente colpito dalla predicazione della crociata, aveva avuto notevoli difficoltà nel procurarsi il denaro per la spedizione ed era stato costretto alla fine a dare in pegno al fratello il proprio ducato per 10000 marchi d'argento. Con sè portava Gualtiero conte di Saint-Valery, Gerardo di Gournay, Ugo di Saint-Pol, i figli di Ugo di Grant-Mesnil e Oddone vescovo di Bayeux. Con lui c'era anche l'unico nobile "inglese" ad aver partecipato alla crociata, Ralph Guader conte di Norfolk. Secondo in consistenza dopo l'esecito di Roberto di Normandia era quello fiammingo guidato da suo cugino Roberto II conte delle Fiandre (composto da 600 cavalieri). Le motivazioni di Roberto II venivano soprattutto dall'esempio di suo padre Roberto I conte delle Fiandre che aveva compiuto un pellegrinaggio a Gerusalemme e aveva combattuto agli ordini dell'imperatore Alessio contro i turchi.

 Sotto di lui si trovava anche un contingente di brabantini capitanato da Baldovino di Alost conte di Gand. Il terzo gruppo era infine quello del cognato di Roberto di Normandia Stefano conte di Blois e Chartres (Stefano aveva sposato Adele, la sorella di Roberto di Normandia). Pare che Stefano avesse ben poca voglia di andare alla crociata ma era stato costretto da sua moglie. Nel suo esercito (provvisto di 300 cavalieri) militavano i suoi vassalli principali, ossia Caro Asini, Guerin Gueronat, Goffredo Guerin e Everardo Le Puits e anche il futuro storico della crociata Fulcherio di Chartres.
Tirando le somme probabilmente le forze crociate di tutti i principi messe insieme (cioè sommando Ugo, Goffredo, Boemondo, Raimondo, Roberto di Normandia, Roberto di Fiandra e Stefano) arrivavano a 4500 cavalieri e 30000 fanti, un esercito non immenso ma certamente al di là delle più rosee speranze del papa.

7 OTTOBRE: I crociati subiscono il loro primo grave rovescio per mano dei turchi. Rainaldo che si trovava dal 29 settembre stretto d'assedio a Xerigordon con 6000 uomini é costretto dopo otto giorni di disperata resistenza a capitolare per sete dopo avere ottenuto garanzie che sarebbe stato risparmiato in caso di conversione all'islam. Vengono così aperte le porte della fortezza e mentre quelli che come Rainaldo fanno apostasia vengono destinati alla prigionia gli altri sono passati per le armi.

21 OTTOBRE: In assenza di Pietro l'Eremita (che si trova a Costantinopoli da settimane) si svolge un drammatico e concitato consiglio di guerra dopo che si é appreso dell'avvicinamento di rinforzi turchi. Si creano due partiti: da un lato quelli più esperti e prudenti come Gualtiero Sans-Avoir, Rinaldo di Breis, Folco di Orléans, Gualtiero di Teck, Gualtiero di Breteuil e Ugo di Tubinga che desideravano attendere il ritorno di Pietro; dall'altro quelli più esagitati dominati da Goffredo Burel che volevano attaccare subito.
Goffredo Burel trascinò dalla sua la grande maggioranza dei crociati e così all'alba partirono dall'accampamento alla volta di Nicea 20000 uomini (rimasero a Civetot solo vecchi, donne, bambini e ammalati). Ma i crociati non sapevano che i turchi aspettavano da tempo questa mossa e così a tre miglia dal campo presso il villaggio di Dracon i turchi tesero ai crociati in marcia un'imboscata. A cadere per primi furono i cavalieri che guidavano l'esercito: lottarono disperatamente ma il panico si impossessò nel giro di pochi minuti del grosso delle truppe che si precipitarono disordinatamente verso l'accampamento. I turchi però li braccavano e dilagarono nell'accampamento compiendo una strage immane. Vennero risparmiati solo donne e ragazzi di bell'aspetto e i prigionieri fatti quando la furia della battaglia si era esaurita.

 Un gruppo di 3000 crociati riuscì però a trovare rifugio in un castello abbandonato in riva al mare e a resistere agli assalti turchi; ma a Civetot già a mezzogiorno tutto era finito e giacevano sul campo di battaglia Gualtiero Sans-Avoir, Rinaldo di Breis, Folco d'Orléans, Ugo di Tubinga, Gualtiero di Teck, Corrado e Alberto di Zimmern. Per fortuna un greco che si trovava all'accampamento riuscì a raggiungere via mare Costantinopoli e dare notizia della disfatta. I bizantini allestirono una squadra navale per salvare gli ultimi crociati per raggiungere gli ultimi crociati ancora vivi e l'operazione ebbe successo perchè appena videro i bizantini i turchi rinunciarono all'assedio e si ritirarono. Trovarono così scampo Goffredo Burel, Gualtiero di Breteuil, Federico di Zimmern, Rodolfo di Brandis, Guglielmo di Poissy ed Enrico di Schwarzenberg. A loro e agli altri superstiti una volta disarmati venne assegnato un quartiere nei sobborghi. Secondo Anna Comnena così Pietro l'Eremita giustificò davanti all'imperatore il disastro: "l'orgoglioso latino accusa gli altri di non avergli obbedito e di aver seguito il loro capriccio; lui li chiama ladri e briganti".

NOVEMBRE: Dopo un tranquillo viaggio attraverso la via Egnatia arriva a Costantinopoli Ugo di Vermandois col suo piccolo esercito. Ugo, il primo dei principi dell'occidente ad arrivare nella capitale, fu ben accolto dall'imperatore che lo inondò di doni e ne ottenne il vassalLaggio secondo i riti del feudalesimo occidentale. Infatti l'imperatore aveva già capito che lo scopo principale dei principi crociati era quello di procurarsi nuove terre, e allora Alessio decise che era opportuno pretendere un giuramento di sottomissione e lealtà da tutti i capi sul modello di quello compiuto dai vassalLi feudali verso il loro signore. L'obbiettivo era quello di esercitare un'alta sovranità sui principati che i crociati avessero potuto costituire.
In questo mese inoltre il gruppo dei crociati della Francia del nord (quello sotto Roberto di Normandia, Roberto di Fiandra e Stefano di Blois) raggiunge Lucca dove si trova in quel momento il papa. Urbano II ricevette in udienza tutti i capi e gli impartì la sua speciale benedizione.

DICEMBRE: Una volta raggiunta la Puglia di divide l'esercito della Francia del nord: mentre Roberto di Normandia e Stefano di Blois decidono di passare l'inverno in Calabria, il conte Roberto II decide di imbarcarsi subito con i suoi fiamminghi a Bari e passare il canale. Roberto di Fiandra arriva tranquillamente a Durazzo ma i brabantini di Baldovino di Alost tentono invece di sbarcare in un luogo poco sorvegliato. Ma i bizantini intervengono subito e costringono con la forza i brabantini ad andare a Durazzo come Roberto.

12 DICEMBRE: Dopo aver attraversato senza problemi il territorio bizantino Goffredo di Buglione raggiunge il mar di Marmara a Selymbria (oggi Turchia europea). Improvvisamente qui per ragioni non meglio note la disciplina salta completamente e i crociati devastano le campagne circostanti per otto giorni. Alla fine l'imperatore riesce a convincerli a rimettersi in marcia. 

23 DICEMBRE: Goffredo di Buglione arriva coi suoi uomini a Costantinopoli (alcuni giorni prima era arrivata un'avanguardia del suo esercito con dentro Baldovino di Hainault e Goffredo di Esch che si era staccata dal grosso dell'armata a Filippopoli). Come richiesto Goffredo si accampa fuori. Subito dopo l'imperatore gli spedisce un'ambasciata con Ugo di Vermandois in cui veniva invitato a un colloquio con lui in cui Alessio sperava di riuscire a ottenere che Goffredo si proclamasse suo vassalLo. Ma Goffredo non volle andare all'udienza, probabilmente perché si sentiva vincolato dal giuramento compiuto nei confronti dell'imperatore d'Occidente. Altre ragioni potrebbero essere che volesse aspettare l'arrivo degli altri capi crociati o che ritenesse Alessio colpevole del fallimento della crociata di Pietro l'Eremita e dunque lo sospettasse di collusione coi turchi.

25 DICEMBRE: La marcia dei normanni di Boemondo fu estremamente lenta e difficoltosa perché aveva scelto di evitare la via Egnatia e di procedere lungo strade malmesse e superando i passi del Pindo. Sembra che i normanni si comportassero disciplinatamente astenendosi dal razziare la campagna. A Natale arrivarono a Castoria (oggi Macedonia greca) dove gli abitanti erano troppo poveri per vendere qualcosa ai crociati che allora si procurarono con la forza ciò di cui avevano bisogno. 

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