il PALEOLITICO
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Dal Paleolitico alle telecomunicazioni

L'UOMO DEL PALEOLITICO

Quest'uomo primitivo e sconosciuto si chiama  "uomo dell'età della pietra" o delle "caverne, o delle "palafitte", o delle "capanne, secondo i luoghi dove vive, dove adatta il suo genere di vita alle possibilità che l'ambiente circostante gli offre, dedicandosi soprattutto alla caccia, e più tardi  alla pietra che é la sua materia prima, l'oggetto della sua tecnica primordiale. A metà del suo percorso farà anche un'altra scoperta: il fuoco.

Il cammino é lungo: circa un 1.000.000 di anni. Corrispondono a circa 40.000 generazioni. La nostra epoca, quella moderna, che è il contenitore di quasi tutta la nostra cultura, se iniziamo dai tempi di Platone e Aristotele, le generazioni di cui noi siamo ora i diretti discendenti, sono appena 92. La cinquecentesima parte.

L'uomo di quest'epoca attraversa questo lungo periodo che gli storici chiamano  paleolitico, e che dividono di solito in tre periodi: PALEOLITICO SUPERIORE - MEDIO - INFERIORE

Il superiore  da 800 a 300 mila anni fa è un periodo di 500.000 anni che é considerato proto-paleolitico,   una notte oscura e sconosciuta dell'umanità che difficilmente può essere raccontata.

Coloro che cercano di interpretare quest'epoca   lo fanno per semplice trasposizione, ricostruendo e immaginando l'uomo che l'abita:  all'inizio di questo periodo lo rappresentano come un "bestione umanoide" che vive tra la radura e la foresta, che si ripara nelle caverne, che ha qualche sembianza umana e che non è per nulla evoluto. E' un mostro primitivo di aspetto umano e animale, anche se é   un  mostruoso essere non ancora uomo e nello stesso tempo già non più animale.
Il problema delle origini è ancora dibattuto. I pochi documenti paleontologici di questo periodo, non permettono di stabilire il momento in cui da un gruppo di scimmie antropomorfe si é evidenziato il ramo umano. I semplici e rarissimi reperti  indicano una certa affinità con certe scimmie  ma non indicano se veramente quell'essere era veramente uno dei primi nostri antenati. In base alle rarissime informazioni che possediamo oggi di questi "rami" pre-ominidea, all'epoca ne esistevano più di cento.

Anzi, abbiamo oggi la quasi certezza che alcune specie di pre-ominidi si sono molto evolute e poi anche estinte; altre hanno proseguito il loro percorso fino a noi; e altri rami meno evoluti pur partendo dallo stesso ceppo sono arrivati fino ai nostri giorni con le identiche caratteristiche che avevano allora (gorilla, scimpanzé, orango ecc).

Non sono certo bastati i pochi resti rinvenuti, quasi tutti calcificati, per distinguere certe mutazioni genetiche che hanno poi fatto iniziare il nostro "ramo", nè le caratteristiche della morfologia dei corpi possono dare con certezza una risposta categorica. Gli errori sono sempre in agguato quando i reperti in questione a disposizione si contano su una sola mano.

Ancora oggi, gli scheletri di uomini attuali morfologicamente quasi identici ad alcuni generi antropomorfi (soprattutto africani) potrebbero mettere in imbarazzo gli studiosi dell'anno 10.000. Né la capacità cranica toglierebbe a loro i dubbi visto che ancora oggi in alcuni umani tale capacità non è indice di intelligenza, spesso é inferiore a 1400  cc.(Einstein era uno di questi) a 1200 e anche a 1000 cc, mentre alcuni  paleantropi di questo periodo (300.000 anni fa) possedevano  già una capacità di 1500/1600 cc. (preneanerteliani   di Bilzinsleben -  molto a Nord). 
Purtroppo questi ultimi non avevano nè la sollecitazione dell'ambiente per   sviluppare  le ramificazioni  dei dendriti neuronici, nè avevano l'alimentazione  adatta a quei processi essenziali che la formazione di un cervello umano come l'attuale richiede (gli zuccheri é uno dei tanti alimenti essenziali del cervello)
Sappiamo oggi che sono necessari all'uomo 20 amminoacidi, ma 8  non li produce il suo organismo, ma derivano dall'alimentazione, e 5 di questi otto sono estremamente indispensabili al suo cervello  per costruire prima la complessa struttura,  poi conservare nel tempo alcune importanti funzioni e per svolgere alcune operazioni.
Queste cinque sostanze sono contenute in abbondanza nelle bacche, nei frutti, nei cereali (ricchi di  zuccheri, amidi, carboidrati) gli unici a possedere in abbondanza gli amminoacidi   essenziali , oltre a essere ricchi di particolarissime vitamine che solo in piccolissima parte sono presenti nei tessuti animali (e al nostro cervello attuale non sufficienti) .

""""Oggi ad esempio è nota la correlazione tra i livelli ematici e la vitamina C in alcune funzioni mentali. Questa correlazione è ancora maggiore nella vitamina E ( mais, colza, olive, soia ecc.)  per l'importante funzione antiossidante dei radicali liberi che sono dei veri e propri i killer dei neuroni, la cui rigenerazione  é inesistente nel corso della vita di un uomo, anzi a partire dai 25 anni costantemente muoiono da 50 mila ai 250 mila neuroni al giorno, sia quelli densi di informazioni accumulate, sia quelli vuoti non  utilizzati (che in un uomo di media cultura sono  di circa l'80/90% del totale che ha a disposizione).

Spetta solo a noi movimentare le informazioni acquisite, trasferendole nei miliardi di neuroni che non abbiamo mai impiegati. Si dovrebbero fare spesso queste movimentazione per richiamare le informazioni - fin che c'è ancora qualche traccia di "sentiero" - e depositarle in un neurone ancora sano. E' ormai accertato che i dendriti si sviluppano in un neurone anche quando si è vecchi, perfino a 100 anni. Non è la vecchiaia che fa diventare stupidi, ma sono gli stupidi che non hanno messo in conto, già a partire da 30 anni questa lenta e progressiva distruzione di neuroni che trasforma il nostro cervello in un colabrodo (i cosiddetti "vuoti di memoria").
La natura ha creato un meccanismo perfetto. In parole povere, prima che un neurone muore, vicino a questo ci sono altri  mille neuroni vuoti e inutilizzati pronti ad accogliere il "bagaglio" di informazioni se queste informazioni le seguitiamo a movimentare, cioè a trasferire.""""
(se in una tempesta, prima che si allaghino i piani bassi portiamo ai piani alti tutto quello che vogliamo salvare dalla distruzione, non perdiamo nulla).

Infine non dobbiamo dimenticare il più importante alimento che cresceva nei climi temperati; quelli che hanno il complesso B, meglio conosciuto come fattore di crescenza: contenuto nei chicchi di cereali (riso, grano, soia, mais).

Se manca l'alimentazione adatta non si forma un buon cervello, se poi   l'alimentazione è anche sbagliata la carenza è duplice. La sola alimentazione carnea per alcuni gruppi fu sbagliata, ma anche un'alimentazione vegetariana causò danni nella stessa misura.  Alcune importanti vitamine (es. la A) sono  liposolubili, e non idrosolubili come altre.
Grassi  e vitamine  debbono necessariamente unirsi; solo se unite, le due sostanze sono utilizzati entrambe dal cervello; che  non fabbrica lipidi eppure è fatto solo di lipidi, quindi ha estrema necessità dei primi; mentre le seconde, le vitamine, sono indispensabili perché responsabili dell'architettura delle  membrane dei neuroni, sono addette alla loro difesa, e incaricate di fornire alle cellule nervose il meglio dell'alimentazione.

Importante quanto detto sopra, perché dalla culla dell'umanità, dall'Africa e dal Sudafrica,  quindi da un nucleo monocentrico, alcune migrazioni di Homo Habilis occuparono le aree temperate calde dell'Asia e dell'Europa in un arco di tempo compreso fra 1.000.000 e i 200.000 anni fa. Periodo in cui si manifestò una ineguale evoluzione e una sensibile differenziazione regionale, in ambito sia anatomico sia culturale.

Queste differenze nei gruppi, pur provenendo da un unico ceppo, le troviamo nell'uomo di Giava, in quello di Amiens in Francia, a Bilzingsleben in Germania, a Isernia in Italia, a Essex in Gran Bretagna. In questi insediamenti policentrici troviamo le più antiche e diverse industrie litiche che trasformarono i ciottoli a scheggiatura unifacciale. Inizia circa 600.000 anni fa la prima produzione.  Ma devono passare circa 250.000 anni,  per arrivare a una scheggiatura bifacciale di pregevole fattura (cultura Acheuleana) come quelle di Torre in Pietra presso Roma.
Fanno parte di questi gruppi i primi Homo  arcaici che con una particolare morfologia scheletrica e soprattutto cranica ci annunciano la comparsa dell'Uomo di Neandertal.
Nel primo periodo l'habitat era ideale, a circa metà percorso dell'intero periodo paleolitico,  queste  zone non erano certo diventate miti come clima, così per necessità l'uomo scopre l'utilizzazione del fuoco  per riscaldarsi, e   incidentalmente scopre anche che il calore rende la carne più edibile e appetibile, ma nel cuocerla si priva di molte vitamine, che non integra con i vegetali (lo farà più tardi, per necessità, per carenza di selvaggina, ma inconsapevolmente sarà provvidenziale)
I più antichi focolari con tracce sicure risalgono a 400.000 anni fa a Nizza (Torre Amata), a Vetesszollos in Ungheria, a Chu-Lou Tien in Cina. Quello di Dimini, in Grecia, è il più antico del mondo: é di 600.000 anni fa.

Però non abbiamo nessun reperto di queste popolazioni. I più antichi sono di 300.000 anni fa. Dei primi abbiamo in tutto 750 resti, appartenenti a 26 individui rinvenuti in Spagna a Atapuerca. Di grande importanza la scoperta perché in questo gruppo d'individui rinvenuti tutti insieme in un crepaccio, erano presenti scheletri di uomini, di donne giovani e anziani e alcuni bambini. La possiamo considerare la prima famiglia dell'umanità, ma solo simbolicamente, non nostri progenitori, perché il  ceppo a cui appartenevano  era destinato a svanire.   50.000 anni fa scomparve l'ultima delle 10.000 generazioni che nell'arco di 250.000 anni si erano susseguite. Insomma di questa prima grande migrazione che era iniziate un milione di anni fa non rimase più nulla.

A che cosa fu dovuta questa scomparsa? Le tesi sono molte, ma tutte sono riconducibili al clima e alla difficoltà di trovare alimenti. Di conseguenza, difficoltà di sopravvivere a certe latitudini diventate invivibili. Sappiamo che era l'ultima di quattro ere glaciali: la quarta, di Wurm, preceduta da quella di Gunz, Mindel, Riss;   durante la quale, nella sua ultima fase almeno un terzo delle aree continentali furono coperte da immense coltri di ghiaccio; con grande variabilità del clima, quindi scomparsa di vegetazione, quindi della fauna, di conseguenza dell'uomo.
La troviamo questa spiegazione in molti libri, ma pochissimi spiegano i motivi. Non era un evento unico nella storia della Terra da quando l'ammasso di nube planetas aveva dato origine al pianeta. Era accaduto 178.000 volte . Una volta ogni 26.000 anni.

Accadeva da milioni di anni. Era la normale variazione dell'eccentricità dell'orbita terrestre. L'ellissi descritta dalla Terra nel suo corso intorno al Sole si gonfia e ridiscende. Appare come un circolo in un certo periodo e nell'arco di 26.000 anni ciclicamente si allunga. La variazione si estende da 0,0033 come cifra minima dell'eccentricità, fino a 0,0747 come cifra massima (quella attuale 0,0168),   vale a dire che nel secondo caso essa é 22 più forte che nel primo. Le più basse si verificarono proprio 850.000 anni fa, e coincise proprio con quella migrazione sui continenti dei primi gruppi di uomini (Australopithecus , africanuss Homo erectus) che erano partiti da una zona equatoriale.
La differenza tra il perielio e l'afelio si eleva a più di 22 milioni di chilometri dalla distanza del Sole il cui punto focale é posto a 148 milioni di chilometri. La quantità di calore ricevute al perielio e all'afelio stanno allora fra di esse nel rapporto da 26 a 19.  Il che significa 201 giorni di autunno inverno e 164 giorni di primavera estate, o l'inverso. Grande formazioni di ghiacciai nel primo caso; scioglimento di ghiacciai nel secondo, fenomeno che si verificò 100.000 anni fa, dopo 26 cambiamenti dell'eccentricità nel corso dei precedenti 7 mila secoli.

La prima migrazione si venne quindi a trovare a vivere nel tempo meno ideale, fino a estinguersi del tutto, mentre la seconda migrazione (nel frattempo si era evoluta nel suo originale ambiente (Africa) ricco di vegetazione, di luce e calore) si distribuì sul pianeta nel momento in cui la variazione climaterica stava offrendo il meglio: primavere ed estati lunghissime, ritiro di ghiacciai, ricomparsa di grandi estensioni di terre, abbondante vegetazione,  un clima dolce,  umido e ideale che si offriva agli uomini. Oggi confermato dall'esame della flora e della fauna di questo periodo in cui fu cullata la seconda migrazione dell'umanità.

Per arrivare quindi a un individuo con caratteristiche anatomicamente moderne dobbiamo attendere proprio questo periodo. Quando compare sul continente euroasiatico un Proto Cro Magnon, la cui presenza viene segnalata attorno ai 40-50.000 anni fa,  quando inizia  la seconda ondata di migrazioni che va a ripopolare l'Europa e l'Asia dopo che la precedente migrazione, quella che formò l'Uomo di Neandertal non era riuscita a sopravvivere.

Quest'ultimo discendente della prima migrazione (l'uomo di Heildelberg o di Neandertal) scopriamo che ha  una costituzione molto robusta, gli    riscontriamo una discreta abilità nel costruirsi utensili,  e ha perfino una abbondante capacità cranica (ca. 1400-1600 cc. superiore allo stesso uomo moderno) - con una fronte sfuggente - quindi  costituzionalmente   superiore all'Uomo Cro Magnon che sta facendo la sua prima comparsa.
Costui é un individuo più gracile, molto più piccolo, ma dotato di molta abilità per avere innanzitutto   fornito e riposto nel suo cervello  milioni di ricche informazioni. Segno evidente che nel primo le proteine animali  nella sua dieta alimentare (esclusivamente carnea) avevano fatto la loro parte nel costruirgli una struttura morfologica massiccia, mentre il secondo rimasto a vivere in un habitat completamente diverso, con la sua dieta carnea, mista alle  abbondanti  vitamine, zuccheri e amidi di natura vegetale, aveva nel frattempo avuto tutto il tempo per trasformarsi in un individuo superiore intellettualmente.

Non sappiamo se questo salto qualitativo fu dovuto alla enunciata teoria evoluzionistica di Darwin (quella continua ed omogenea - sequenziale - a piccoli gradini -   piuttosto lenta) o a quella formulata nel 1972 da Eldredge (quella attraverso salti - evoluzione discontinua - spesso improvvisa)
Comunque sia, é il periodo in cui questo nuovo essere vivente  nella dura lotta per l'esistenza adotta strategie di comportamento attentamente valutate, non agisce con improvvise e aggressive dimostrazioni di forza istintiva di tipo felino. Inoltre le sue facoltà lo portano a dominare il gruppo che possiamo già immaginare organizzato gerarchicamente, negli insediamenti, nella caccia e nella distribuzione dei compiti logistici quotidiani.

Il primo gruppo non poteva progredire e nemmeno sviluppare un idoneo sistema nervoso centrale. Nella sua alimentazione locale nei due continenti dove si era trasferito, mancavano gli elementi essenziali: alcuni amminoacidi, quelli che costruiscono e sviluppano i neurotrasmettitori, i mediatori, e altri che  fabbricano i "mattoni" di alcune sostanze per le difese immunologiche. Molte di queste sostanze biochimiche sovrintendono ai meccanismi del feed-back; quell'azione retroazione che permette incessantemente di sviluppare le ramificazioni dei dendriti e delle sinapsi; necessarie per fare associazioni, confrontarsi con altre esperienze e infine determinare scelte qualitative, che sono, a confronto di quelle generate dall'azione istintiva (comandate dal vecchio ipotalamo) più vantaggiose per la sopravvivenza.

L'afro-europeo-asiatico della prima ondata migratoria contrariamente a quello rimasto in Africa ha dovuto riprendere, con la scomparsa della vegetazione, la dieta carnea ritornando a vivere quasi esclusivamente di caccia. Vivendo poi in luoghi freddi, ha una grande bisogno di calorie, deve mangiare più volte al giorno, quindi cacciare continuamente. Grandi animali non mancano, ma ha solo quelli. E' carente dunque di zuccheri, di amidi, di acidi oleici, che sono poi i mattoni, il cemento e il lubrificante del cervello. Ed è carente di sodio e potassio (che polarizzano e depolarizzano le scariche dei neuroni) , di fluoro e di iodio, che sovrintendono ad altre importanti funzioni ghiandolari come la tiroide, e molti altre sintesi di proteine varie, necessari alle catene di amminoacidi dello stesso DNA quando quest'uomo si riproduce. Generazione su generazione il DNA perde i piuoli dei quattro più importanti amminoacidi e l'RNA che dovrebbe provvedere a rifornirlo ne è carente, ha i suoi magazzini vuoti, nè può procurarseli (questo é normalmente il  compito dell'RNA) dai pochi alimenti che gli giungono (che ne sono privi, come la carne)

Questa carenza non c'era nei luoghi d'origine, e i suoi progenitori nelle successive migliaia di anni, dopo la loro partenza, nel frattempo se ne erano molto avvantaggiati. Pur con meno capacità cranica (1100-1200 cc), con una alimentazione bilanciata con dieta carnea e dieta vegetale - quest'ultima con i famosi 8 amminoacidi essenziali e con le importanti vitamine - l'uomo rimasto in Africa, le alterna o meglio ancora le mette insieme, digerendo delle vere e proprie "bombe energetiche". Alle proteine animali ha unito i carboidrati e le vitamine che solo così si completano a vicenda. Risultato: il suo cervello si è strutturato in un modo straordinario pronto ad essere sollecitato per ricevere e poi a dare informazioni, e quindi a sperimentare, a elaborare e adottare altre strategie.
E' ormai un uomo che ha sviluppato il senso dello spazio e del tempo, ha coordinato con l'intelligenza i movimenti del gruppo, sa come alimentarsi, e si muove in ogni direzione con un'assoluta padronanza su territori anche lontani.

Lo sviluppo di queste capacità lo sollecitano a fare altre grandi migrazioni. E' il momento che da un'origine policentrica individuata in Rhodesia i componenti di questo nuovo gruppo fanno una comparsa poligenetica nei vari continenti. Sono sufficienti 5000 anni (tra i 35.000 e i 30.000 anni fa)  e subito le circa 200 generazioni che si sono succedute si sono nuovamente diffuse come i predecessori in tutte le zone temperate, occupandole, vivendoci in forma nomade o con stanziamenti fissi, spesso modificando il territorio.

Hanno lasciato in massa la sede originaria per le stesse cause accennate sopra; quasi una fuga: se a nord il caldo ha fatto arretrare i ghiacciai e reso mite e fertile il territorio, l'inverso è accaduto in Africa . L'aumento della temperatura ha reso aridi i terreni, quindi poveri di vegetazione e di conseguenza di fauna. Alcuni gruppi troveranno l'habitat ideale solo sulle rive dei grandi fiumi o dei mari. (Nilo, Eufrate, Tigri, Gange, coste del Mediterraneo).

Nella culla africana 100.000 anni fa questo gruppo, che ha poi avuto questa accelerazione evolutiva nell'intelletto, era composto all'incirca da 30.000 individui. Nel periodo in cui si verifica questa seconda migrazione (30.000 anni fa - dopo circa 2800 generazioni) sono già 800.000 individui a muoversi. Passano 25.000 anni  e nei nuovi insediamenti sparsi su i vari continenti, nel 5000 a.C. hanno raggiunto la cifra di 20.000.000.

Uno di questi gruppi, forse una sola grande famiglia, nel corso di un paio di millenni, dopo una sosta nella zona caucasica, nel corso di 100 generazioni, attraversa tutto il continente europeo ormai quasi deserto di neanderteliani; si spinge fino in Spagna; vi si insedia. Sono i BASCHI: il più antico popolo europeo (ricerche del DNA mitocondriale in popolazioni viventi, avvalorano, oggi, questa, che fino a ieri era solo un'ipotesi. Notevole le ricerche e i risultati di C. Sforza in tal senso, che sta monitorando oggi l'intero pianeta).


Ora facciamo un passo indietro in questa selezione compiutasi   in molti milioni di anni
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