DOC. 133

COMMENTO DI MUSSOLINI
AGLI ULTIMI AVVENIMENTI
(Corrispondenza repubblicana del 16 marzo 1944 intitolata
"ROMPICAPO - CINEVARIETA' PARTENOPEO"


Come è stato riferito, si è finalmente, dopo un abbastanza movimentato tira e molla tra promotori e autorità militari angloamericane, tenuto a Napoli l'annunziato grandissimo comizio organizzato dai partiti antifascisti di oltre Garigliano.

Grandissimo? Veramente no. Dal punto di vista della frequenza, sembra che la Galleria Umberto fosse affollata da 5000 dimostranti, secondo i dati inviati a Londra da Mister Cecil Sprigge, corrispondente della Reuter da Napoli. Non sono molti, quando si ponga mente che il comizio doveva raccogliere gli aderenti di cinque partiti e considerato, che, nella massa, v'era certamente la solita aliquota di curiosi e di contrari.

Ma non erano ben sei i partiti antifascisti nell'italia invasa?

Erano, ma oggi sono cinque, perché uno di essi, il democratico cristiano, o sturzesco che dir si voglia, ha tagliato diligentemente la corda ed ha «marinato » il comizio. Il cale ha sollevato la più fiera delle indignazioni da parte di uno degli oratori. A proposito dei quali è indispensabile notare che gli « assi » o i « cannoni e dell'antifascismo hanno girato al largo. Non sono apparsi alla tribuna né Sforza, né Croce, né il bollentissimo Omodeo. Sforza e Croce, effettivamente, sono oratori da sala e non da piazza, da assemblea, non da comizio. E' gente che per via del sangue più o meno bluastro o per consuetudine di vita riservata, non può mescolarsi troppo da vicino con la vile plebaglia né tollerarne l'incomposto clamore.
Così, invece dei solennissimi bonzi, sono saliti sulla bigoncia uno che si chiana Russo, uno che si chiama Tedeschi, ed uno jugoslavo di cui le crona
che inglesi non ci hanno tramandato il nome glorioso e che, secondo Sprigge, ha parlato in un pessimo italiano. Deve essere stato veramente pessimo, se persino un inglese se ne è accorto.

Tema dei discorsi: Basta con Vittorio! Basta con Badoglio! Questo « Tandem » deve andarsene, non per l'immane vergogna e infamia e rovina della capitolazione, ma perché reo di fascismo o quasi. E' stata approvata una mozione in questo senso ed è stato annunciato un « referendum » allo scopo di ottenere l'abdicazione di Vittorio Savoia e le dimissioni del suo primo ministro.

Il « colore » del comizio è dato dal fatto che il più sepolcrale silenzio ha « sottolineato » l'evacuazione di Churchill e Roosevelt, mentre il nome di Stalin veniva accolto da un uragano di applausi tale da far tremare le scarse vetrate rimaste a ricordo delle 104 incursioni effettuate dai «liberatori » anglosassoni.

Come ognuno di voi, o intelligenti ascoltatori che avete seguito le note della « Corrispondenza Repubblicana » può agevolmente constatare, i sei e ora cinque partiti antifascisti hanno camminato come si dice facciano i gamberi, in relazione alla soluzione del problema costituzionale.
In un primo tempo, autunno inoltrato del 1943, propositi oltranzionistì. La monarchia è colpevole di avere instaurato ed appoggiato durante 20 anni il Fascismo; dunque, deve seguirne il destino. Non si osa nemmeno dai rimpatriati carichi di rancore - pronunziare la parola repubblica, ma è sottintesa.
Però dopo alcune settimane, assistiamo ad un primo ripiegamento tattico. La forma definitiva politica dello Stato sarà decisa, si dice, dal popolo alla fine della guerra, ma, nell'attesa, la presenza di Vit
torio e del figlio è intollerabile. Essi almeno devono decidersi a fare le valigie e più presto sarà, tanto meglio. Il principio monarchico viene però, sia pure formalmente rispettato nella persona del piccolo nipote, che forse un giorno, molto ma molto remoto, regnerà.

Ma questo non è l'ultimo ripiegamento tattico; adesso non si parla più del nipote. Non si richiede più la testa del figlio, ci si contenta solo del padre Vittorio Savoia e anche qui si apre una porticina di sicurezza attraverso un referendum che si farà quando si farà; il che prelude ad un ultimo ripiegamento tattico destinato a insabbiare in maniera definitiva la questione.

I partiti antifascisti non avrebbero potuto offrire una spettacolo più pietoso del loro infantilismo politico, della loro vera e propria involuzione mentale, della loro pusillanimità morale. Né poteva essere diversamente, dato il loro programma di pura e semplice negazione antifascista. Essi devono fare soltanto ed esattamente l'opposto di quanto dice e fa il fascismo.

E' la bandiera della Repubbica che il Fascismo innalza? Gli antifascisti, anche repubblicani, diventano monarchici. Il Fascismo socializza le industrie? Gli antifascisti, anche i comunisti, difenderanno a spada tratta i privilegi del capitalismo.
Supponiamo -è una ipotesi per il momento semplicemente accademica - che il Fascismo diventi anticlericale: ebbene i massoni antifascisti del partito di azione si schiererebbero, dopo il trono, a difesa dell'altare.
Questa gente inacidita fa la politica del dispetto, la politica di Origene.
Ma data la loro manifesta impotenza, potrebbero farne
una diversa? Sta di fatto che essi non furono, e non sono mai presi sul serio dai loro stessi padroni e finanziatori.
Era infatti appena calato il sipario sul numero del cine-varietà partenopeo, che le cronache hanno annunciato un nuovo sollazzevole colpo di scena che deve aver fatto rimanere di stucco o di «palta», come dicono sulle rive amene dell'Olona, i mestieranti dello antifascismo napoletano.

Cecil Sprigge ci ha narrato che, durante il comizio, Stalin fu acclamatissimo e Badoglio fischiatissimo. Ebbene, all'indomani, quando nell'aria vibravano ancora gli echi degli applausi e dei fischi, l'acclamatissimo Stalin riannodava le relazioni diplomatiche col fischiatissimo Duca di Addis Abeba.

C'è da perdere il lume della ragione di fronte al mistero di questi subitanei rompicapo. Una smentita di siffatto calibro, una così potente legnata, una prova così vistosa di solidarietà col marchese di Caporetto doveva proprio venire dal Cremlino a percuotere e soprattutto a ridicoleggiare i campioni dell'antifascismo vesuviano?

Questo è troppo! Devono aver brontolato Sforza e Croce e Omodeo e i salmodianti minori: « Se Stalin voleva in un certo modo « liquidarci » doveva almeno, in nome dei comuni principii, rispettare le forme ».

La realtà è che Stalin, per i suoi prevedibili piani diplomatici, stima più redditizio, almeno per il momento, utilizzare un autentico traditore quale il maresciallo, piuttosto che far calcolo sugli illusi, gli opportunisti, gli eroi della sesta giornata, che insieme con un certo numero di delinquenti formano la massa di manovra dell'antifascismo italiano.
Quanto alla monarchia, essa è letteralmente liquidata al nord, né potrà sopravvivere, malgrado l'ignavia complice delle cosidette sinistre, a sud del Garigliano.

 

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