AFFONDATE LA BISMARCK !

  Data: 27 Maggio 1941

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 A cura di Giovanni Aruta

Dobbiamo adesso tornare alla "Bismarck" dove, dopo lo scontro vittorioso, tra i marinai si era creato un clima di euforia. Infatti avevano appena affondato la "Hood", la nave più famosa della flotta britannica, e costretto la nuovissima corazzata "Prince of Wales" a ritirarsi per evitare la stessa sorte.
La notizia dell'affondamento della "Hood" si diffuse rapidamente in Gran Bretagna e poi nel mondo. Tra i cittadini dell'impero britannico vi fu una sensazione di sgomento e di inquietudine. Winston Churchill ricevette la cattiva notizia mentre era a Chequers, nella sua casa di campagna, in compagnia dell'ambasciatore degli Stati Uniti, Harriman, ed esclamò ad alta voce: "La Hood è saltata in aria, ma per la Bismrack è finita". Naturalmente la notizia ebbe un effetto ben diverso a Berlino, dove l'ammiraglio Raeder dette la buona novella ad Hitler che fu molto contento. 

In mare intanto Lutiens rifletteva: aveva sempre alle calcagna i due incrociatori pesanti inglesi "Suffolk" e "Norfolk" che lo tallonavano. Queste navi non lo impensierivano militarmente, perché, a causa della loro inferiorità non osavano avvicinarsi alla "Bismarck." Nondimeno egli era comunque preoccupato perchè non riusciva ad eludere la loro sorveglianza. Era chiaro che, mantenendo il contatto, la Royal Navy avrebbe fatto di tutto per affondare la sua nave e ciò per vendicare il grave smacco subito con l'affondamento della "Hood". L'ammiraglio tedesco comprendeva perfettamente che per gli inglesi la presenza della "Bismarck" in Atlantico era una minaccia terribile per i convoglio e, giustamente, sapeva che avrebbero fatto di tutto per affondarla. Inoltre l'affondamento della "Hood" era stato uno smacco troppo grande per la marina britannica che, adesso, di fronte al mondo, doveva dimostrare di avere ancora saldamente il controllo dei mari. Occorreva dunque affrontare la "Bismrck" e distruggerla a tutti i costi. Lutiens sapeva che la sua nave era danneggiata, anche se non gravemente, e, sapendo che adesso tutta la "Home Fleet" gli avrebbe dato la caccia, decise interrompere la missione per fare ritorno in un porto sicuro. 

Riparati i danni, la "Bismrck" avrebbe potuto intraprendere una nuova missione magari con la sua gemella "Tirpitz" che di lì a qualche mese sarebbe entrata in servizio. All'ammiraglio tedesco si poneva un dilemma: tornare indietro e riparare in Germania (o in Norvegia), ovvero proseguire per un porto della Francia occupata? Optò per la seconda soluzione e pertanto ordinò di procedere a 28 nodi verso sud - est. Successivamente Lutiens, che in tutta la vicenda tenne un comportamento volto al pessimismo, ordinò al "Prinz Eugen" di staccarsi dalla sua nave lasciandolo così libero di procedere per la sua strada. La manovra fu eseguita, con grande abilità, intorno alle 18 del 24 maggio e le navi inglesi che li tallonavano non si accorsero di nulla (il comandante del "Prinz Eugen" non era d'accordo con questa decisione, pensava che le due navi dovessero procedere insieme per aiutarsi a vicenda, ma obbedì disciplinatamente agli ordini del suo superiore). Intanto a Lutiens giunse una pessima notizia: i colpi della "Prince of Wales" avevano causato, tra gli altri danni, l'allagamento dei locali prodieri dove vi era parte delle riserve di nafta. Pertanto l'autonomia della nave era notevolmente diminuita. Si rivelava dunque in tutta la sua gravità l'errore di Lutiens di non effettuare il rifornimento nelle acque della Norvegia all'inizio della missione. Adesso doveva necessariamente diminuire la velocità ed assumere l'andatura più economica. Ciò costituiva un vantaggio per i suoi inseguitori.

 L'ammiraglio inglese Tovey, incaricato di coordinate la caccia alla "Bismarck", stava intanto mettendo in campo tutte le forze a sua disposizione. Le uniche navi in grado di raggiungere la "Bismarck", perchè dotate della sua stessa velocità, erano gli incrociatori da battaglia "Repulse" e "Renown", entrati in servizio nel 1916, ed armati con soli sei cannoni da 381 millimetri. Esse comunque apparivano pericolosamente inferiori alla corazzata tedesca, e pertanto occorreva fare affidamento sulla nave da battaglia "King George V", gemella della "Prince of Wales". Le potenti corazzate "Nelson" e "Rodney", costruite negli anni 1923 - 25, armate con 9 cannoni da 406 millimetri, erano in grado di arrivare a stento a 23 nodi di velocità e pertanto in caso di contatto, la nave tedesca, accellerando alla massima andatura, poteva facilmente rompere il contatto. Era dunque chiaro che affinchè la caccia potesse essere condotta con delle probabilità di successo occorreva colpire la "Bismarck" dal cielo. Se gli aereosiluranti inglesi fossero riusciti a mettere a segno qualche colpo sulla nave tedesca vi era la possibilità di rallentarne la marcia e permettere così alle navi da battaglia inglesi di raggiungerla ed affondarla. Per ora l'unica portaerei vicina era la "Victorious" che, però aveva pochi aerei a bordo (15 di cui nove aereosiluranti "Fairey Swordfish" e sei caccia navali modello "Fairey Fulmar") con equipaggi alquanto inesperti. 

Tovey dette l'ordine di attacco che venne sferrato nelle ultime ore di luce del 24 maggio. Un siluro colpì la corazzata tedesca a centro nave ma, la spessa cintura corazzata assorbì bene il colpo. Se i danni non erano gravi la violenza della detonazione, unita alle rapide accostate, aveva fatto saltare le riparazioni di emergenza eseguite dopo lo scontro con le navi inglesi. Lutiens apprese che a prua l'acqua aveva invaso i locali caldaie e dovette ordinare di rallentare l'andatura a sedici nodi per far riparare i danni. Intanto in quelle prime ore del 25 maggio l'ammiraglio tedesco studiava la possibilità di sfuggire al controllo radar dei suoi inseguitori. Aveva notato che questi ultimi manovravano alle sue spalle a zig - zag tenendosi prevalentemente sulla sinistra. Pertanto, nel momento in cui con il loro zig - zagare si trovarono al massimo a sinistra ordinò un'accostata a destra. Con questa manovra riuscì a far perdere le sue tracce al radar del "Suffolk" (questa era la nave inglese che montava l'apparecchiatura più potente) e pertanto, alle cinque del mattino, all'ammiraglio Tovey giunse la cattiva notizia che la "Bismarck" aveva fatto perdere le sue tracce. 

A quel punto lo sconforto si diffuse all'Ammiragliato britannico: se la corazzata tedesca fosse riuscita a rientrare in Germania lo smacco per la marina inglese sarebbe stato gravissimo. A quel punto però Lutiens commise un ennesimo errore: trasmise dei messaggi radio (forse credendo di non essere riuscito a sfuggire al controllo radar delle navi inglesi) che, intercettati dal nemico, ne permisero la sua localizzazione. Però, per ironia della sorte, gli addetti alla localizzazione sbagliarono nel calcolare la posizione della "Bismarck" che venne segnalata come se seguisse una rotta che la portava alle basi norvegesi. Pertanto alle navi inglesi fu ordinato di dirigere verso nord, cosa che le allontanò dalla "Bismarck". Intanto, per tutto il giorno e la notte gli inglesi continuarono a cercare la corazzata tedesca. Il contatto venne ristabilito il 26 maggio, alle ore 10,30, da un aereo di produzione statunitense ceduto alla Gran Bretagna in virtù della legge "Affitti e prestiti": un idrovolante Consolidated modello "Catalina". Da questa rilevazione era chiaro che la corazzata tedesca stava dirigendo verso sud - est in direzione della Francia occupata dalle armate naziste, ciò mentre le navi inglesi la stavano cercando in tutt'altra zona. 

Quando Tovey ricevette la segnalazione osservò subito che le sue due corazzate, la "Rodney" e la "King George V", non erano in grado di raggiungere la nave tedesca se questa non fosse stata "azzoppata" dagli aereosiluranti. Ma, guardando la cartina, osservò la "Forza H" che aveva base a Gibilterra, anch'essa coinvolta nella caccia, si trovava a circa duecento chilometri dalla corazzata tedesca, e pertanto poteva lanciare un attacco di aereosiluranti dalla portaerei "Ark Royal". Con questa nave vi erano l'incrociatore da battaglia "Renown" e l'incrociatore pesante "Sheffield" che, però, da soli, apparivano troppo deboli per affrontare la "Bismarck". Intanto sulla corazzata tedesca il morale era crollato. Aereosiluranti inglesi li braccavano ed era ormai chiaro che vi sarebbe stato un attacco a breve. A causa della scarsità di carburante erano costretti a tenere una velocità di soli 20 nodi. Se solo avessero potuto navigare alla massima velocità! A quell'ora sarebbero già stati nel raggio di azione degli aerei della Luftwaffe di base in Francia e non avrebbero più corso pericoli. Intanto alle 18 apparve una nave all'orizzonte. Era l'incrociatore pesante inglese "Sheffield" che aveva il compito di dirigere gli aerei inglesi verso la "Bismarck". Poi comparvero 15 aereosiluranti inglesi "Fairey Swordfish" che, incredibilmente, attaccarono per errore lo "Sheffield"! Quando gli equipaggi degli aerei inglesi tornarono sulla loro nave vennero duramente rimproverati dall'ammiraglio inglese Somerville. 

Intanto, nelle vicinanze, si stava consumando un'altra beffa: il sommergibile tedesco U 556 vedeva sfilare davanti a sè, ed in ottima posizione di tiro, l'"Ark Royal" e la "Renown" ma il suo comandante, Wolfarth, non poteva far nulla perchè non aveva più siluri a bordo! 
Intanto a bordo dell'"Ark Royal" era stato organizzato in tutta fretta un altro attacco. Quest'ultimo ebbe inizio alle ore 21 ed i piloti inglesi sapevano che se avessero fallito non vi sarebbero state altre prove d'appello. L'indomani la nave tedesca sarebbe entrata nel raggio d'azione dei caccia tedeschi di base in Francia e non vi sarebbe stato più nulla da fare! L'assalto venne condotto con grande determinazione e due siluri centrarono la nave tedesca. Uno dei due non causò gravi danni ma l'altro colpì a poppa e bloccò il timone. Era un colpo decisamente fortunato, di quelli che accadono una volta sola durante una guerra! A bordo della corazzata tedesca dopo lo scontro ci si rese conto dei danni. Il primo siluro non aveva causato gravi avarie ma il secondo aveva bloccato il timone mentre la nave era accostata a sinistra. Pertanto adesso la corazzata tedesca era costretta a girare in tondo e non poteva sfuggire ai suoi inseguitori! In quella notte a bordo della "Bismarck" si tentò ogni espediente per sbloccare il timone ma invano. 

Quella notte fu gravida di cattivi presagi per i marinai tedeschi. il comandate della nave Lindemann, che, a differenza di Lutiens, era stato sempre ottimista, cadde nella più profonda disperazione. Il mattino successivo, dopo un fallito attacco notturno da parte di cacciatorpediniere inglesi, alle 9 ebbe inizio lo scontro finale tra la corazzata tedesca, ferita ed incapace di manovrare per la rottura del timone, e le corazzate inglesi "King George V" e "Rodney", appoggiate dagli incorciatori pesanti "Norfolk" e "Dorsetshire". In un'ora di lotta ineguale le navi inglesi spararono ben 2876 granate, delle quali 719 di grosso calibro. Circa 400 di esse colpirono la nave tedesca che però, pur essendo in fiamme, non affondava. Tovey era disperato perchè non riusciva a comprendere come una nave che avesse subito un uragano simile di colpi potesse ancora galleggiare. Furono tre siluri dello incrociatore "Dorsetshire" a dare il colpo di grazia alla corazzata tedesca. Degli oltre 2200 uomini dell'equipaggio se ne salvarono solo 115. Churchill fu felicissimo di dare la notizia alla Camera dei Comuni dell'affondamento della "Bismarck", che venne dato alle 11 del 27 maggio 1941. Al contrario Hitler si arrabbiò molto per la perdita della corazzata che portava il nome del cancelliere di ferro che aveva riunificato la Germania. 

CONSIDERAZIONI SULL'AFFONDAMENTO DELLA "BISMARCK" 

Da quanto esposto appare subito chiaro che la perdita della corazzata tedesca fu causata in primo luogo dai gravi errori tattici dell'ammiraglio Lutiens: la decisione di non effettuare il rifornimento di carburante all'inizio dell'operazione fu un errore senz'altro decisivo. Infatti a causa della scarsità di carburante (i depositi di nafta di prora erano stati resi inutilizzabili dallo scontro con la "Hood" e la Prince of Wales") la "Bismarck" non potè dirigersi verso la Francia alla massima velocità consentita e questo permise agli inglesi di raggiungerla e poi di affondarla.
Ma, ancora prima, il destino della splendida nave tedesca fu segnato dall'assurda decisione di Hitler di non completare la portaerei "Graf Zeppelin". 
Questa nave, impostata nel 1936 e varata nel 1938, ebbe la costruzione interrotta nel 1940 per ordine di Hitler quando ne era ormai vicino il completamento. Si trattò di un grave errore che privò la Germania dell'unica portaerei (ne erano previste 4 in origine) in costruzione. Nel 1940 alcuni reparti di caccia Messerschmitt 109 e di bombardieri in picchiata "Stukas" avevano iniziato anche l'addestramento per i decolli dalle portaerei ma la decisione del dittatore nazista interruppe questi preparativi. Si disse che il Furher dopo la sconfitta della Francia riteneva ormai superfluo spendere altri marchi per il completamento della nave ma i fatti gli diedero torto. 

Se la "Bimarck" avesse avuto la "Graf Zeppelin" al suo fianco (23.500 tonnellate standard, almeno 42 aerei, 33 nodi di velocità) i caccia tedeschi non avrebbero mai permesso ai lenti e vecchi aereosiluranti Fairey "Swordfish" di avvicinarsi alle navi germaniche. Invece, ironia della sorte, la "Bismarck" orgoglio della marina da guerra tedesca fu colpita da un aereo che nell'aspetto e nelle prestazioni era più simile ai biplani della prima guerra mondiale che agli aerei della seconda. La Germania che aveva introdotto i concetti di "guerra lampo" con le nuove armi super tecnologiche doveva soccombere di fronte a dei vecchi biplani (226 chilometri orari di velocità massima) perchè non aveva nulla da opporre, nulla che li valesse! 
Hitler dopo questa vicenda rimase molto scosso e non autorizzò più alcuna scorreria di grandi navi tedesche in Atlantico. Infatti la "Tirpitz", gemella della "Bismarck", non incontrò mai le navi inglesi. nel 1942 dette ordine di completare la "Graf Zeppelin" (von l'entrata in guerra degli Stati Uniti lo scenario era cambiato ed il dittatore nazista forse voleva disporre di una forza d'attacco navale che intercettasse i convogli alleati che portavano i rifornimenti all'Unione Sovietica), ma, dopo qualche mese, si rimangiò questa decisione. Vennero proposte altre soluzioni, la trasformazione in portaerei dell'incrociatore pesante "Seydiltz", allora in costruzione, del transatlantico "Europa", dell'incrociatore francese "De Grasse", abbandonato quando era in costruzione e catturato dai germanici con l'invasione della Francia, persino dell'incrociatore da battaglia "Gneisenau", ma nessuna di queste idee superò la fase del progetto. Ormai, a partire dalla fine del 1942, era evidente che i rapporti di forza erano ormai cambiati a tutto sfavore della Germania nazista che doveva indirizzare tutte le sue risorse verso l'esercito e l'aereonautica per cercare di respingere un nemico che attaccava su tutti i fronti con forze soverchianti. 

Intanto, nel Mediterraneo, anche la flotta italiana subiva dure sconfitte da quella inglese per l'identico motivo: la mancanza di navi portaerei. A Taranto in data 11 novembre 1940 una formazione di aereosiluranti "Fairey Swordfish" avevano silurato tre corazzate italiane mentre erano nel porto. A capo Matapan la flotta italiana aveva subito una dolorosa sconfitta sempre a causa degli aereosiluranti inglesi che avevano prima colpito l'ammiraglia della flotta la "Vittorio Veneto" e poi immobilizzato l'incrociatore pesante "Pola" (affondato insieme ai suoi gemelli "Fiume" e "Zara" mandati in suo aiuto). 

In questa sede occorre accennare che, in Italia, la Marina militare sin dal lontano 1925 aveva chiesto l'autorizzazione a costruire navi portaerei. Di anno in anno venivano elaborati nuovi progetti che però non venivano mai approvati forse anche per la gelosia dell'Aereonautica (arma fascista per eccellenza) che non vedeva di buon occhio che la Marina avesse dei suoi aerei.

 
Vedi GLI OTTIMI AEREI DI CAPRONI

Vedi  LE "LIBELLULE" DI BALBO ) 

Mussolini, chiuse la contesa affermando che "l'Italia non aveva bisogno di portaerei perchè era essa stessa una portaerei naturale protesa nel Mediterraneo".

 Questo suo intervento, al quale subito si conformò il sottosegretario alla Marina militare, Cavagnari, impedì di fatto che la marina italiana si dotasse di navi portaerei. Ciò anche se a norma del Patto di Londra (che all'epoca regolava le quote di costruzioni di navi delle grandi potenze) potesse dotarsi di tale tipo di navi per 60.000 tonnellate. In quegli anni l'Italia spese somme enormi per rimodernare completamente le quattro corazzate della classe "Cavour" e per costruire quattro nuove splendide (ed inutili) navi da batttaglia della classe "Vittorio Veneto". 
Nè poteva essere invocato l'alibi che, essendo l'obiettivo italiano la parità navale con la Francia, non vi era motivo di costrire navi portaerei perchè neanche la Marina francese ne aveva. A parte il fatto che ciò non era vero, infatti i francesi avevano in servizio la "Bearn", frutto della trasformazione di una corazzata della classe "Normandie", ( si trattava comunque di una nave completata nel 1925 e di scarsa efficienza bellica), vi è da dire che il 26 novembre 1938 erano state impostate due nuova unità molto moderne, il cui progetto ricalcava quello delle statunitensi "Yorktown". Si trattava della "Joffre" e della "Painleve" che però non furono completate a causa dell'invasione tedesca.
 
Pertanto nel 1941 la situazione era la seguente: l'Italia aveva sei corazzate in servizio (quattro erano però state danneggiate dagli aereosiluranti inglesi una delle quali, la "Cavour", non sarebbe più rientrata in servizio), ed altre due in costruzione, la cui entrata in servizio per prevista per il 1942 ("Roma" ed "Impero"). Ma non aveva in cantiere nessuna portaerei il cui costo era di molto inferiore a quello di una moderna corazzata! Mussolini, dopo le batoste subite, ammise il suo errore (bontà sua). Colui che "aveva sempre ragione", aveva preso una enorme cantonata che stava sortendo effetti disastrosi per l'Italia. Adesso, ammise che senza portaerei non era possibile condurre la guerra sul mare (a meno che la flotta non restasse a cento miglia dalle nostre basi). Egli disse che le portaerei erano il "parapioggia delle forze navali" (sic) e pertanto l'Italia doveva provvedere a dotarsene. 

A quel punto, a guerra ormai iniziata, la soluzione migliore sarebbe stata di mettere un ponte su qualche nave mercantile in modo da ottenere nel giro di qualche mese delle piattaforme da cui fare partire alcuni aerei. Questa soluzione, che sarà sperimentata con successo dagli Stati Uniti (fin dal 1911 !!! - vedi CAPRONI sopra), non si conciliava però con la megalomania del regime fascista. Venne messo in cantiere la trasformazione completa di due transatlantici in portaerei che avrebbero dovuto assumere i nomi di "Aquila" e "Sparviero". Su quest'ultima i lavori non progredirono ma, sulla prima, venne intrapreso una lunga e costosa opera di trasformazione. 

Mussolini si disse sicuro che in un anno l'Italia avrebbe avuto le sue portaerei ma, naturalmente ciò era impossibile e pertanto il "Duce" ancora una volta si sbagliava completamente. Appariva chiaro che la questione, di importanza vitale per le sorti della guerra, era stata affrontata con la faciloneria, la superficialità, l'ignoranza, che caratterizzavano il regime fascista. La portaerei "Aquila", dopo due anni di sforzi accaniti, fu pronta per le prove in mare ai primi del settembre del 1943! Ma a quell'epoca la guerra era ormai perduta e la bella nave (23.500 tonnellate di stazza, 30 nodi di velocità, 55 - 70 aerei), venne abbandonata nel porto di La Spezia dove fu ritrovata semi - affondata alla fine della guerra. Recuperata nel 1946 venne definitivamente e mestamente demolita nel 1951. Era stata la muta testimonianza di come il regime fascista, liberticida e totalitario, che non lasciava spazio al dialogo, avesse dilapidato in maniera assurda le risorse del paese. 

L'AQUILA !!! - Quale più triste simbolo di una guerra malamente perduta.

 A cura di Giovanni Aruta


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