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CRONOLOGIA

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ANNO 369 d.C.

QUI riassunto  del PERIODO da GIOVIANO a VALENTE  dal 363 al 378 d.C.


L'ANNO 369
*** ACCORDI DI PACE CON I GERMANI "barbari"
*** UNA PACE SOFFERTA E UMILIANTE
***I GERMANI AI ROMANI "siete voi i "barbari"

L'imperatore VALENTINIANO nella sua campagna militare sul Reno e sull'Ekar, fino al Meno, non aveva lo scorso anno ottenuto quasi nessun risultato. Dopo Heidelberg e Wiessbaden si era spinto all'interno per cinquanta chilometri, ma l'unico risultato poco onorevole per un condottiero era la distruzione e i saccheggi di molte citt�. Comportandosi cos� non aveva risolto la situazione diventata ancora pi� complessa e critica dopo il suo intervento. Aveva scatenato una forte reazione dei germani, che lui ora non era pi� in grado di contrastare.
Deluso (lo racconta la storia italiana) se ne torn� a Treviri. Poi si prese una periodo di  inattivit� a Milano.

Non fu solo la delusione per i suoi progetti di conquista naufragati; ma l'abbandono fu dovuto ad un grosso fallimento, ad una vera sconfitta, taciuta dai cronisti della storia romana dell'epoca.

Infatti, lo scorso anno a Heidelberg, a Mons-Piri, Valentiniano si era preso - a sentire la Storia Tedesca - una bella batosta. In Italia fu fatta sempre passare come una battaglia, seguita da una pace e da un compromesso, dove i romani avevano concesso un "donativo" ai Germani. Mentre i tedeschi raccontano la stessa battaglia in un modo ben diverso. I tedeschi lo avevano battuto e inoltre volevano da Valentiniano essere ripagati dai danni subiti, visto che i suoi uomini avevano saccheggiato e distrutto numerose citt� lungo il cammino. Cos� per le loro fortezze che Valentiniano aveva - mentre s'inoltrava all'interno - fatto abbattere sulle sponde germaniche. Proprio lui che amava costruirle in ogni luogo dove arrivava.

Erano costati anni di duro lavoro ai germani quelle opere e non intendevano rinunciare ad un indennizzo, che in un primo momento VALENTINIANO accett� di dare, ma poi appena rientrato a Milano non mantenne pi� la promessa.

Per farsi aiutare a venire fuori dalla fallimentare impresa, aveva richiamato dalla Britannia il Generale TEODOSIO (padre del futuro imperatore), inoltre, finita la brutta avventura di Procopio a Costantinopoli, si appell� anche al fratello VALENTE, invitandolo a raggiungerlo con le sue legioni, attaccando i germani a sud est.

 TEODOSIO sceso in Italia, concentr� le truppe a Verona, poi risalendo la valle dell'Adige, attraverso il Passo Resia penetr� nel Voralberg fino al Lago di Costanza dirigendosi verso Stoccarda, poi scese il Neckar e prese di sorpresa alle spalle un esercito alemanno a Wiesbaden. Le migliaia di soldati e civili che cattur� lungo il suo cammino furono (quelli giovani e abili ai lavori) tutti deportati in Italia a fare i contadini nella valle del Po (ne riparleremo pi� avanti).

I soldati che lo seguivano erano come il solito dei razziatori e appena giunti nella bella citt� di Wiesbaden, - che si trova ancora oggi di fronte a Magonza, di l� dal Reno - iniziarono per due giorni a saccheggiarla, e alla fine la misero a fuoco.
L'incendio, visto a distanza, e il tempo perso a razziare, misero in allarme tutto il territorio e fu sufficiente ai germani su un'area di 100 chilometri a riorganizzarsi, compresi quelli di Franco-Forte (e mai come in questo caso furono Franchi e Forti) che si mobilitarono in massa e inviarono un ultimatum a VALENTE, giunto anche lui sul teatro delle operazioni, attaccando dal Danubio e gi� pronto a scendere verso Stoccarda. 
Ricevuto l'ultimatum e saputo quanti erano - 150.000 goti pronti a spazzarlo via se non accettava una pace definitiva - Valente fu costretto ad acconsentire all'incontro e firmare un trattato di fine ostilit�, oltre ad impegnarsi a riparare i danni.

VALENTE era per� andato di l� dalle intenzioni di VALENTINIANO, oltre ad aver accettato una pace con una prassi umiliante.

C'�, infatti, un curioso particolare in quest'incontro (da fonte tedesca). Quando il grande re dei germani, il Visigoto ATANARICO, sul Danubio a Marcianopoli s'incontr� per discutere la pace con VALENTE, il capo goto, non volle mettere piede al di l� del Danubio; mand� a dire che non si fidava dei romani "siete dei traditori e un giuramento solenne fatto al mio popolo m'impedisce di calpestare il suolo di un "barbaro" romano, ma nemmeno voglio che un "barbaro" romano calpesti il sacro suolo dei mie germani".

In mezzo al Danubio fece costruire una chiatta, l� con due piccole barche i due "grandi" s'incontrarono guardati a vista dai soldati dalle rispettive rive. Pi� che una pace era una resa dei romani. Inoltre stavano provando l'"umiliazione" di essere trattati alla pari, anzi peggio, Valente dovette accettare le condizioni da loro poste.
E questo in quattro secoli non era mai accaduto. Stava cambiando un mondo e un epoca.

 VALENTINIANO era furibondo per la resa e per quell'atteggiamento cos� arrogante e non aveva capito che molte cose stavano cambiando sul Reno, ma lui era fermo ancora alle trib� arcaiche e nomade. Stava nascendo invece una coscienza che presto diventer� di tipo nazionale. Nasceva nei germani l'orgoglio di appartenere ad un'etnia, nasceva l'amore per la propria terra e il forte desiderio di difenderla, ora, tutti insieme. Valentiniano, scambiava per arroganza lo "spirito patriottico", e anche se per  i galli-germani, una patria non era ancora ben definita, avevano scoperto che "si poteva" costruirla. La resa dei romani sul fiume era un evento storico, i cui effetti psicologici ebbero una grande influenza su tutti quelli successivi.

Qualcosa di simile di quanto detto a Valente dissero poi in faccia anche a lui, a VALENTINIANO i Sarmati, nel 375 (leggeremo pi� avanti) a Bregetio, dopo che lui di persona aveva devastato e fatto saccheggiare Acinco sul Danubio illirico. La delegazione invitata a trattare la resa, ebbe l'ardire di affermare che era lui il "barbaro", che era lui un "invasore". La ferita sull'orgoglio di Valentiniano, fu mortale; nel parossismo della collera mor� fulminato da un colpo apoplettico.

Oltre i confini molte cose stavano cambiando. I primi Unni stavano simpatizzando con i germani, aiutandoli, unendosi, integrandosi, e intanto si moltiplicavano. E ora i romani cominciavano a morire anche.... come abbiamo appena letto, anche per l'ira.

Ma dobbiamo ancora arrivare al 375 accennato sopra, quindi riprendiamo i fatti di quest'anno.

Valentiniano deve ancora sposarsi, avere figli, lo aspettano altre campagne militari, dove seguita a coltivare  la sua maniaca passione: costruire tante fortezze lungo i confini e vivere con i militari. I contemporanei scrivevano che - a causa di questa sua predilezione - mai cos� tanto erano stati trascurati i civili.

Ma ci aspetta il 370......

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