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( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANNO 1913-1914

GUERRE BALCANICHE - ELEZIONI CON GENTILONI - SETTIMANA ROSSA

LA GUERRA BALCANICA E LE SUE VICENDE - LA TRIPLICE ALLEANZA DI FRONTE ALLA GUERRA BALCANICA - RINNOVO DEL TRATTATO DELLA TRIPLICE - TRATTATIVE DI PACE - LA CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI A LONDRA - L'ALBANIA - DIMOSTRAZIONE NAVALE DELLE POTENZE NELLE ACQUE MONTENEGRINE - ESSAD PASCIÀ - IL TRATTATO DI LONDRA - SECONDA GUERRA BALCANICA - LA PACE DI BUCAREST - IL PRINCIPE DI WIED SOVRANO DELL'ALBANIA - LA GUERRIGLIA IN LIBIA - OCCUPAZIONE DEL GHARIAN, DI TARHUNA E DI BENI ULID - COMBATTIMENTO DI ASSABA - OCCUPAZIONE DI GHADAMES, DI BUNGEIM, DI MISDA E DI SOKONA - LA COLONNA MIANI E L'OCCUPAZIONE DEL FEZZAN. - COMBATTIMENTO DI SCEB, DI ESCKIDA E DI MAHARUGA - MURZUK. -
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LA GUERRA BALCANICA E LE SUE VICENDE
LA TRIPLICE ALLEANZA DI FRONTE ALLA GUERRA BALCANICA - RINNOVAZIONE DEL TRATTATO DELLA TRIPLICE
TRATTATIVE DI PACE

 

L'Impero Ottomano governato dall'inetto sultano Abd ul HAMID II, benché da qualche tempo in decadenza, dopo la guerra con l'Italia non perse soltanto il prestigio, ma dimostrò tutta la sua debolezza in Africa settentrionale, e anche sui Balcani, dove più soltanto in teoria la sovranità turca si estendeva anche alla Bosnia e alla Bulgaria.

Ma la guerra dell'Italia per la conquista della Libia non fu l'ultima causa di un'altra guerra ben più importante, che fece perdere alla Turchia la maggior parte del suo territorio europeo.

La Bulgaria e la Serbia il 13 marzo e la Bulgaria e la Grecia il 29 maggio del 1912 strinsero alleanza di carattere difensivo ma con lo scopo segreto di muovere guerra alla Turchia per strapparle la Macedonia, che sarebbe stata della Bulgaria e l'Albania che sarebbe stata divisa fra Greci, Montenegrini e Serbi.

Furono i Montenegrini ad iniziare, verso la fine del 1912 le ostilità in Albania. Nonostante gli sforzi delle grandi Potenze di impedire lo scoppio della guerra nei Balcani, questa fu intimata da Sofia a Costantinopoli il 16 ottobre. Seguirono a breve distanza le dichiarazioni di guerra della Serbia e della Grecia.
Le operazioni belliche si svolsero rapide e violentissime. Il 15 ottobre i Montenegrini cinsero d'assedio Scutari, il 23 i Bulgari accerchiarono Adrianopoli e sconfissero i Turchi a Kirk-Kilissè; questi, ritiratisi in disordine il 25 a Lule-Burgos, furono il 29 raggiunti dall'esercito bulgaro e, ancora battuti in una grande battaglia il 31 ottobre e ripiegarono dietro Ciatalgia, ultima linea di difesa turca a pochi chilometri da Costantinopoli.

Il 23 ottobre i Serbi, avanzando con quattro eserciti, occuparono Novi Bazar, Kratovo, Kossovo e Pichtina; il 24, dopo aspra battaglia, Kamonovo, e il 26 Uskub.
I Greci, lanciata una colonna verso Gianina, s'impadronirono il 20 ottobre di Elassona, sconfissero i Turchi a Servia e investirono Salonicco, dove vi entrarono il 10 novembre contemporaneamente ad un esercito bulgaro.

Il 18 novembre i Serbi s'impadronirono di Monastir che, secondo i patti, consegnarono ai Bulgari; il 27, insieme con i Montenegrini, occuparono Durazzo. I Greci intanto avanzando nell'Albania meridionale, occuparono Prevesa e i Bulgari il 17 davano l'assalto alle difese di Ciatalgia, ma tre giorni dopo, davanti all'eroica resistenza turca, sospendevano l'offensiva e il 30 concludevano con il nemico un armistizio di quindici giorni.

La guerra balcanica minacciava di scatenare un conflitto europeo. La Russia non poteva permettere che la Bulgaria andasse a Costantinopoli (e ci mancava ormai poco; erano a Ciatalgia); l'Austria non voleva che la Serbia s'ingrandisse, perché una grande Serbia sarebbe stata un ostacolo insormontabile per la politica absburgica che voleva arrivare fino all'Egeo, ed era decisa ad impedire che i Serbi occupassero l'Albania e si affacciassero all'Adriatico; e dal canto suo l'Italia non poteva rimanere indifferente all'azione della Grecia nell'Albania meridionale, di cui mirava ad impadronirsene, oltre quell'azione che andava svolgendo fra le popolazioni del Dodecanneso per farle ribellare agli italiani.

Nell'ottobre del 1912, sorgendo la minaccia di un conflitto tra la Triplice alleanza e l'Intesa, il conte BERCHTOLD, ministro degli Esteri austro-ungarico, a San Rossore (il 21-23 ottobre) ebbe un incontro con Di SAN GIULIANO e questi, nel novembre (il 4-8) si recò a Berlino per incontrarsi con gli uomini di governo tedeschi. In questi incontri fu riconosciuta l'identità di interessi dell'Austria e dell'Italia nell'Albania e con il consenso di Vienna e Berlino Di San Giuliano ammonì il Governo greco che l'Italia avrebbe impedito alla Grecia di occupare la baia di Valona.

Nello stesso mese di novembre, a dissipare gli equivoci sulla futura condotta dell'Italia in un confitto fra i due gruppi di potenze europee, d'ordine del Governo, l'ambasciatore TITTONI avvertiva POINCARÉ che l'Italia, in virtù di una convenzione italo-austriaca firmata nel 1901, era obbligata a schierarsi a fianco dell'alleata nel caso di un'invasione balcanica in Albania; e tale obbligo, siccome specifico, non restava infirmato dagli accordi generici italo-francesi del 1902 ed italo-russi di Racconigi.

LA CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI A LONDRA

 

Nei convegni di San Rossore e di Berlino si parlò anche dell'opportunità di anticipare la rinnovazione del trattato della Triplice, il che avvenne il 5 dicembre a Vienna. Undici giorni dopo si riunirono a Londra i plenipotenziari turchi, bulgari, serbi, montenegrini e greci per discutere della pace, ma i negoziati si trascinarono lentissimi e con poca probabilità di riuscita date le pretese degli alleati e la resistenza dei Turchi.
I primi pretendevano la cessione delle isole egee e del territorio europeo dell'Impero ottomano meno il Bosforo, Costantinopoli e la penisola di Gallipoli; gli altri erano soltanto disposti a concedere l'autonomia amministrativa alla Macedonia e alla Turchia.
Un piccolo passo avanti si fece quando, nella stessa Londra, per iniziativa dell'Inghilterra, si riunì una conferenza d'ambasciatori allo scopo di riconoscere i risultati della guerra balcanica.
Allora i Turchi si dissero disposti ad accettar la decisione delle Potenze per Candia a affidare all'Europa l'incarico di tracciare i confini e dettare le norme dell'Albania autonoma, e cedere parte del territorio intorno a Adrianopoli, ma rifiutarono di abbandonare questa città e le isole egee.
Le potenze fecero pressioni sulla Turchia perché cedesse Adrianopoli ai Bulgari, Candia ai Greci e la concessione dell'autonomia alle isole dell'Egeo.

I Turchi stavano per cedere quando il partito dei Giovane turchi rioccupò con la forza il potere e dichiarò che avrebbe continuato la guerra.
Il 29 gennaio del 1913 le trattative furono troncate e le ostilità ricominciarono. Pochi giorni dopo, i Bulgari, respinti gli assalti turchi dalle linee di Ciatalgia, occuparono la riva settentrionale del mare di Marmara; Montenegrini e Serbi investirono Scutari verso la fine di febbraio, il 6 marzo Gianina si arrese ai Greci e il 28 marzo Adrianopoli fu espugnata.

L'ALBANIA
DIMOSTRAZIONE NAVALE DELLE POTENZE NELLE ACQUE MONTENEGRINE -
ESSAD PASCIÀ - IL TRATTATO DI LONDRA

 

Nel frattempo i notabili albanesi, riuniti a Valona per costituirvi un governo provvisorio, esprimevano il voto che l'Albania diventasse uno stato indipendente. Al voto aderiva la conferenza degli ambasciatori riunita a Londra, la quale, non volendo che il nuovo Stato avesse un'entità irrisoria, negava alla Serbia lo sbocco nell'Adriatico, e al Montenegro il possesso di Scutari; ma il Montenegro, aiutato dalla Serbia, continuava le operazioni contro Scutari e allora dalle Potenze il 4 aprile fu fatta una dimostrazione navale (palesemente intimidatoria) nelle acque di Antivari, e vi si unì pure l'Italia partecipando con le navi Saint Bon e Ferruccio.

L'8 aprile 1913, la Serbia tolse per Scutari la sua cooperazione al Montenegro, il quale però si accordò con il comandante dell'esercito turco a Scutari, ESSAD pascià, avventuriere albanese, che nella speranza di costituirsi un proprio stato in Albania vendendosi ora a questa ora a quell'altra Potenza, consegnò il 22 aprile la città ai Montenegrini ed andò a formare un governo provvisorio a Durazzo.
Minacciato dalle Potenze, che posero il blocco alle coste del Montenegro, questo dovette abbandonare Scutari, dove il 14 maggio entrava un corpo di truppe da sbarco internazionali.

SECONDA GUERRA BALCANICA - LA PACE DI BUCAREST
IL PRINCIPE DI WIED SOVRANO D'ALBANIA

Il 30 maggio 1913, a Londra, fra Turchi, Bulgari, Serbi, e Greci e Montenegrini, fu firmato un trattato in virtù del quale la Porta cedeva tutto il proprio territorio europeo che si estendeva oltre la linea Enos-Midia, ad eccezione dell'Albania, i cui confini e il cui regolamento politico fu affidato alle Potenze europee. Inoltre la Porta cedeva agli alleati balcani l'isola di Candia e quella e questi lasciavano arbitri di decidere delle sorti delle isole egee e della penisola del Monte Athos. Le questioni finanziarie sarebbero state definite a Parigi da una Commissione internazionale.
La divisione delle spoglie turche provocò una seconda guerra nella penisola Balcanica, che si era sì sottratta al dominio ottomano, ma nessuno era soddisfatto dei risultati ottenuti.

Volendo l' "amica" Bulgaria fare la parte del leone (e non intendeva riconoscere l'annessione di gran parte della Macedonia alla Serbia) scontentò Greci, Serbi e Montenegrini, i quali assaliti il 29 giugno dagli stessi Bulgari, prima resistettero saldamente, poi passarono all'offensiva respingendo dovunque l'ex alleato. Della nuova guerra approfittarono Turchi, che il 20 luglio rioccuparono Adrianopoli; e ne approfittarono i Rumeni, i quali, accampando pretese sulla Dobrugia, scesero in armi e, passato il Dabubio, marciarono su Sofia.

Le ostilità durarono appena un mese: il 10 agosto 1913 fu a Bucarest firmata la pace, che modificava profondamente la carta dei Balcani. La Grecia, oltre Creta, guadagnava Salonicco, l'Epiro, una buona parte della Macedonia fino a Bitolia, e Cavala; il Montenegro otteneva qualche lembo dell'Albania settentrionale e parte del sangiaccato di Novi Bazar; la Serbia raddoppiava quasi il suo territorio e la Romania, senza alcun sacrificio, acquistava Silistria, ampie rettifiche delle sue frontiere, quasi tutta la Dobrugia e parte della costa del Mar Nero.
Nello stesso mese di agosto, dalle discussioni della conferenza degli ambasciatori a Londra usciva fuori un'Albania (apparentemente) indipendente, eretta in principato ereditario e neutrale. Per il nuovo stato non fu facile trovare un sovrano. Scartate le proposte di dare il trono al principe Ghica, al marchese d'Auletta Giovanni V Castiota Scanderberg e al principe Napoleone, figlio di Gerolamo e di Clotilde di Savoia, fu alla fine scelto il tedesco principe Guglielmo di Wied.

Le guerre balcaniche, concluse in questo modo, finivano con una pace che aveva tutto l'aspetto di un armistizio di un conflitto in corso, perché non dava quella pace un assetto definitivo alla penisola balcanica.
Di tutti gli Stati forse la sola Romania usciva contenta dalla guerra; gli altri no: la Grecia si doleva di non aver potuto impadronirsi dell'Albania meridionale e mentre ne ritirava le truppe, che lasciavano il paese saccheggiando, bruciando e stuprando, cercava di procurare grattacapi all'Italia alimentando l'irredentismo nelle isole egee (Dodecanneso) occupate; malcontento era il Montenegro, per non aver potuto tenere Scutari ed altre terre; malcontenta era la Serbia e più di tutti, naturalmente, la Bulgaria. A questa si attribuiva l'intenzione di voler togliere Salonicco ai Greci e la Macedonia alla Serbia, per la qual cosa Serbia e Grecia stipularono un trattato per aiutarsi a vicenda nel caso di un attacco bulgaro.

Se si considera bene questo stato di cose e si pensi che, a render più difficile la situazione, la Serbia non faceva mistero del suo programma nazionale
ed egemonico, suscitando le diffidenze dell'Austria, si vedrà che nell'Oriente balcanico si sono venute determinando tutte le condizioni favorevoli ad un nuovo e non lontano conflitto al quale, questa volta, purtroppo saranno coinvolte anche le grandi Potenza europee e con questi pure altri Stati come quelli d'America e d'Asia.

Lasciamo per il momento le vicende balcaniche, che riprenderemo subito dopo, e ritorniamo in Libia, dove l'occupazione italiana (cioè l'annessione) non è avvenuta così facilmente com'era stata presentata nei trattati italo-turchi firmati ad Ouchy.

 

LA GUERRIGLIA IN LIBIA
OCCUPAZIONE DEL GHARIAN, DI TARHUNA E DI BENI ULID
COMBATTIMENTO DI ASSABA - OCCUPAZIONE DI GHADAMES, BUNGEIM, MISDA E SOKNA - LA COLONNA MIAMI E L'OCCUPAZIONE DEL FEZZAN - COMBATTIMENTO DI SCEB, ESCHIDA E MAHARUGA - MURZUK

Mentre si combatteva la guerra balcanica, durava ancora, nonostante la pace di Losanna, quella libica.
Da parte della Turchia una vera e propria cessione formale della Libia all'Italia non era mai stata fatta, solo la rinuncia ad amministrarla e ad occuparla militarmente, anche se continuerà a mantenere alcuni presidi in Cirenaiaca e Tripolitania; e per rivalsa l'Italia non restituirà le isole del Dodecanneso e Rodi, e continuerà ad occuparle.

Dobbiamo inoltre aggiungere che la popolazione araba sia in Tripolitania sia in Cirenaica, non diedero per nulla il benvenuto alle truppe italiane che le avevano liberate dai turchi. Creando non poche difficoltà al governo italiano, costretto a mantenere un contingente di 50.000 uomini nella regione, che in pratica era poi solo Tripoli e alcune città costiere, quasi nulla all'interno.
Le spese militari che annualmente erano dal 1900 in poi costanti, annualmente di circa 250-300 milioni di lire, questi dodici mesi di guerra in Libia costarono 1 miliardo e 300 milioni, oltre diverse migliaia di vite umane

Ufficiali turchi, come abbiamo detto, erano rimasti in Tripolitania e in Cirenaica, altri vi tornarono, altri ancora vi furono inviati per organizzare e guidare la resistenza degli indigeni, i quali trovarono anche capi in avventurieri della propria razza e del proprio paese, tra cui acquistò grido e grandissima autorità SULEIMAN EL BARHUNI.

Continuarono pertanto gli attacchi alle difese italiane nelle zone costiere, continuò il contrabbando delle frontiere della Tunisia e dell'Egitto, continuarono le molestie da parte dei ribelli alle popolazioni che si erano all'Italia sottomesse e fu necessario organizzare colonne volanti di soldati metropolitani e di colore, e mandarle ad attaccare gli accampamenti dei nemici, a sorprendere i loro concentramenti, a catturare o a disperdere le loro carovane.
Non essendo sufficienti queste operazioni per debellare il nemico, si pensò di occupare stabilmente alcuni punti dell'interno. I primi balzi in avanti portarono all'occupazione del Gharian, di Tarhuna e Beni Ulid; il 23 marzo del 1913 il generale LEQUIO sconfisse ad Assaba, in un memorabile combattimento, i berberi condotti da Suleiman El Barhuni; quindi sottomise tutto il Gebel, spingendosi a Jefren, a Giado e a Nalut; sul finire dell'aprile il capitano PAVONI, alla testa di 500 ascari libici, occupò la lontana oasi di Ghadames.
Dopo queste fortunate operazioni, sembrò giunto il tempo di occupare il Fezzan. Mentre si preparava la spedizione, che doveva esser comandata dal colonnello MIANI, si precedette ad alcune operazioni preliminari: il 19 giugno del 1913 il capitano NEGRI, proveniente da Beni Ulid, occupò Bungeim; il 5 luglio una colonna partita dal Gharian occupò Mioda; il 22 luglio il capitano HERCOLANI GADDI proveniente da Sirte occupò Sokna, stabilita come punto di concentramento e di costituzione della colonna operante.

Il 10 agosto, la colonna Miani - 1 compagnia di ascari eritrei, 1 sezione mitragliatrici, 3 compagnie di ascari libici, 1 batteria da montagna cammellata su 4 pezzi, 1 reparto del genio, 1 sezione di sanità, 1 convoglio di viveri, acqua e materiali del servizio genio e sanitario e 1700 cammelli da soma e da sella- partì da Sirte e dopo 16 giorni, il 26 agosto, giunse a Sokna.

Compiuta la preparazione logistica e politica, il colonnello Miani con 1 battaglione eritreo, tre compagnie libiche, dieci pezzi da montagna, 1 sezione mitragliatrici, tutti i servizi accessori e un convoglio di 2000 cammelli lasciò Sokna il 4 dicembre. I1 10 sconfisse a Sceb un piccolo corpo nemico; il 13, dopo vivacissimo combattimento, mise in fuga una grossa colonna nemica che a Eschida gli sbarrava il passo; alcune ore più tardi occupò Brak e il 15 ricevette la sottomissione dei capi dei Mugarha e degli Hassaùna.

Il 23 dicembre, lasciato a presidio di Brak il capitano ROSSI con una compagnia libica e una sezione mitragliatrici, il colonnello MIANI, alla testa di 775 armati con 12 pezzi e mitragliatrici, mosse su Agar, dove passò la notte e il giorno dopo marciò su Maharuga. Prima di giungere in questa località la colonna incontrò il nemico, forte di circa 3000 uomini, che comandati da MOHAMMED ben ABDALLAH, assalì gli italiani durante la marcia, cercando di trarre tutto il profitto che poteva dal terreno a lui favorevole.
Un aspro combattimento fu ingaggiato, che, iniziato alle 9.30, durò fino alle 13. La colonna Miani, fornendo prova di valore, di spirito aggressivo e di mobilità, mandò a vuoto due pericolosi tentativi di avvolgimento del nemico, resistette superbamente con alcune compagnie al soverchiante numero dei beduini, quindi con un vigorosissimo contrattacco sgominò e mise in fuga i nemici, che persero una bandiera verde, abbandonarono i carichi dei loro cammelli ed ebbero 300 uomini uccisi, tra cui numerosi capi e lo stesso Mohammed ben Abdallah, e moltissimi feriti.

Le perdite italiane furono: il capitano degli ascari eritrei DE DOMINICIS morto; il capitano SEVERINI e i tenenti TERUZZI, FRACCHIA, CARRARA e MINELLA feriti; un sottufficiale italiano ferito; 18 ascari eritrei e 3 libici morti; 63 ascari eritrei e 12 libici feriti. In totale 103 tra morti e feriti.

Si distinsero nella battaglia il maggiore SUAREZ che con un vigoroso contrattacco impedì che il nemico avvolgesse il battaglione eritreo; le batterie Locurcio e Mondini; le compagnie libiche e sopra tutti gli ascari eritrei.
Alle ore 17 la colonna Miani giungeva a Maharuga e la notte stessa cominciavano a giungere offerte di sottomissione da parte dei capi dello Sciati occidentale, offerte che continuarono nei giorni seguenti. Il 21 dicembre i capi sottomessi furono riuniti a Maharuga e il 1° gennaio del 1914 avvenne con grande solennità la cerimonia della sottomissione.

Nel corso del gennaio MIANI ricevette la sottomissione dei capi di Murzuk, degli "uidian" Scerghi e Garbi e dell'Hofra e il 16 febbraio, con una colonna di mezzo migliaio di armati, mosse da Brak su Sebha, dove giunse il giorno dopo e fu raggiunto dalla compagnia benadiriana del capitano CORTICELLI, distaccata fino allora a Bir Mogalte. Il 26 febbraio, lasciati a Sebha cento uomini, il colonnello Miani partì per Murzuk e vi giunse il 4 marzo fra l'accoglienza entusiastica della popolazione.

"Con quest'ultima pacifica operazione - scrive Corrado Zoli - l'occupazione del Fezzan era un fatto compiuto. Il colonnello commissario ne aveva curato da allora l'ordinamento e l'organizzazione nel nobile intento di consolidare quel dominio, che la sua energia e la meritata fortuna delle sue armi avevano conquistato al Governo d'Italia".

Ma proprio al governo d'Italia ora dobbiamo ritornare con molti avvenimenti sia politici che sociali.

LE SOLLEVAZIONI, LA "SETTIMANA ROSSA" >>>

 

Fonti, citazioni, e testi
Prof. PAOLO GIUDICI - Storia d'Italia - (i 5 vol.) Nerbini 1930
ALBERTO CONSIGLIO - V.E. III, il Re silenzioso. (8 puntate su Oggi, 1950)
COMANDINI - L'Italia nei cento anni - Milano
MACK SMITH, Storia del Mondo Moderno - Storia Cambridge X vol.
MONDADORI . Le grandi famiglie d'Europa - I Savoia. 1972
O' CLERY - The making of Italy - Kegan&Trubner, Londra 1892
STORIA MONDIALE CAMBRIDGE - (i 33 vol.) Garzanti 
CRONOLOGIA UNIVERSALE - Utet 
STORIA UNIVERSALE (i 20 vol.) Vallardi
STORIA D'ITALIA, (i 14 vol.) Einaudi
STORIA D'ITALIA Cronologica 1815-1990 -De Agostini
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