2000 ANNI DI PAPI
( Gli avvenimenti di molti Papi sono inseriti nei vari "periodi" in... )
"RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"
o nei SINGOLI ANNI

anni 1 - 222
222 - 336
336 - 432
432 - 530
530 - 606
607 - 640
640 -752
752-816
816-882
882-928
928-999
999-1048
1048-1119
1119-1292
1294-1455
1455-1691
1691-1831
1831- 2005

ANNI DAL 1048 AL 1119

LEONE IX, Brunone, alsaziano (1049-1054)

Brunone della famiglia alsaziana dei conti di Egisheim-Dagsburg, nato intorno al 1002 e già vescovo di Toul fu nominato papa, rispettando così anche i voleri imperiali il 12 febbraio 1049, con il nome di Leone IX, dopo una vacatio al soglio durata oltre sei mesi.
Al suo arrivo a Roma, iI vescovo di Toul fu accolto fin dall’inizio come un santo da una processione di popolo che lo ricevette a porta Latina.

L’ operato di Leone IX fu subito improntato alla riforma ed al risanamento morale della Chiesa con un concilio tenuto a Roma dopo solo due settimane dalla sua consacrazione e durante il quale rinnovò le abiure di Clemente II nei confronti della simonia e del nepotismo, nonché contro i concubinati clericali. Per la riforma ecclesiastica e della Chiesa chiamò a sé le persone più integerrime e dotte dal punto di vista teologale quali Ildebrando di Soana (vero artefice della riforma stessa), già monaco a Cluny o cluniacense , il quale fu nominato suddiacono ed al quale fu affidata l’amministrazione della basilica di San Paolo. Ma anche il monaco Umberto di Moyenmontier già suo compagno di viaggio fino a Roma ed in seguito suo ambasciatore, l’ arcidiacono Federico di Lorena in qualità di bibliotecario, l’ abate Ugo Candido ed ancora l’abate Ugo di Cluny, l’arcivescovo Alinardo di Lione e Pier Damiani priore di Fonte Avellana vicino a Gubbio.
Dopo aver deposto una miriade di vescovi e prelati che avevano in qualche modo tenuto comportamenti poco consoni ai decreti conciliari, Leone IX visitò il Nord Italia , la Germania ed infine la Francia, convocando di volta in volta i concilii di Pavia, Colonia, Reims e Magonza , confermando i decreti del concilio romano. A Colonia pronunciò l’anatema contro Goffredo di Lorena e Balduino, principi ribelli all’imperatore Enrico III.
Nell’aprile del 1050 in un nuovo concilio di Roma , fu ripresa la scomunica del canonico Berengario di Tours, la quale eresia sconfessava la presenza di Cristo nell’ eucaristia. Un’ altra spinosa questione affrontata da Leone IX fu l’accuirsi dello scisma tra oriente ed occidente quando Michele Cerulario, patriarca di Costantinopoli accusò di eresia la Chiesa romana facendo chiudere tutte le chiese e le rappresentanze latine.

Ma se sul fronte delle riforme attorno a lui si creò un alone di santità, sul campo temporale la sua aurea fu piuttosto scalfita quando il 18 giugno del 1053 per difendere Benevento, città pontificia in virtù della donazione fatta da Enrico III, dalle scorrerie normanne , per non aver voluto trattare, l’ esercito di Leone IX fu sconfitto a Civitate a sud del Gargano dall’ esercito di Riccardo di Aversa e di Roberto il Guiscardo.

Il pontefice sconfitto fu imprigionato e liberato solo il 12 marzo del 1054, ormai ammalato e deluso si fa trasportare in laterano dove arriva il 3 aprile e dove il 19 aprile muore.
Seppure la sua fama santità fu leggermente offuscata per aver brandito la spada contro fedeli cristiani, sulla sua tomba si perpetrarono numerose guarigioni finchè nel 1087, papa Vittore III decise di dargli una più degna sepoltura facendo trasferire la salma in San Pietro.
San Leone IX è stato proclamato patrono di Benevento nel 1762 ed il Martirologio lo festeggia il 19 aprile.

VITTORE II, Gebeardo, conti Dollestein, tedesco (1055-1057)

Gebeardo dei conti di Dollnstein-Hirschberg (famiglia sveva) , cugino di Enrico III e vescovo di Eichstätt fu proclamato pontefice il 16 aprile 1055 ed assunse il nome di Vittore II, dopo oltre un anno di sede vacante.

Il motivo di un così lungo interregno fu dovuto a parecchi fattori, il primo tra i quali il fatto che la nobiltà romana mandò a Magonza parecchie ambascerie al fine di far propendere la scelta dell’imperatore su qualche personaggio antiriformista. Ma nonostante Ildebrando di Soana si trovasse ancora in Francia per far capitolare il monaco eretico Berengario, cosa che per altro gli riuscì durante il concilio di Tours del 1054, riuscì a convincere l’imperatore a spostare la scelta sul di lui cugino in maniera che l’opera riformatrice potesse aver seguito.
Un ulteriore ritardo alla nomina papale fu dovuto allo stesso Gebeardo il quale volle assumere l’impegno solo dopo l’assicurazione di Enrico III che i territori pontifici sarebbero stati posti sotto tutela imperiale.
Enrico III la promessa la fece salvo poi nominare il pontefice “vicario imperiale” nel giugno dello stesso anno in occasione dei concilio di Firenze, scaricandosi così le responsabilità temporali legate ai territori governati dal papa.
Capito che avrebbe dovuto arrangiarsi nel campo militare, Vittore II cercò quindi l’appoggio di Goffredo di Lorena anche se questi era stato per lungo tempo in contrasto con Enrico III, dal quale era stato spogliato del ducato di Bassa Lorena e che dopo aver sposato Beatrice, vedova di Bonifacio di Toscana ( morto nel 1052 per un incidente di caccia) ed essere diventato il signore più potente d’ Italia, fu nuovamente attaccato da Enrico III non dimentico dei torti subiti.
Goffredo era riuscito a resistere agli attacchi dell’esercito imperiale lascinando però in mano a Enrico III, la moglie Beatrice e la figlia Matilde, nata dal matrimonio con il precedente marito.
Però la sorte non girò male al pontefice perché Enrico III morì nell’ottobre del 1056 e con l’imperatrice Agnese riuscì a trovare il giusto canale diplomatico per ricondurla a più miti consigli.
L’influenza di Ildebrando di Soana fece si che ad Agnese fosse riconosciuta la reggenza sul figlio Enrico di appena sei anni ed in cambio questa lasciò liberi gli ostaggi, restituendo a Goffredo la Lorena.
Rientrato in Italia, durante il concilio di Firenze del 1057 Goffredo fu proclamato “ patricius” e suo fratello Federico, già abate di Montecassino proclamato cardinale di San Crisogono in Transtevere.
Già provato per i duri viaggi Vittore II si spense ad Arezzo il 28 luglio 1057, alcuni vescovi avrebbero voluto far trasportare la salma ad Eichstätt ma fu impedito dalle locali popolazioni pertanto il corpo fu trasportato a Roma dove fu sepolto ( probabilmente nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin)

STEFANO IX, Federico, dei duchi di Lorena (1057-1058)

Il monaco tedesco Federico di Lorena, già cancelliere di papa San Leone IX, poi monaco a Montecassino, alle isole Diomedee, o Tremiti, a San Giovanni in Venere, ed in fine abate di Montecassino; alla morte di Vittore II, fu consacrato papa il 3 agosto 1057 con il nome di Stefano IX, nella chiesa di Santa Reparata ( poi divenuta Santa Maria del Fiore) in Firenze.
La sua consacrazione non fu ben accetta dagli imperiali perché questa fu praticamente imposta senza il loro consenso ma, grazie all’opera di mediazione di Ildebrando di Soana, divenuto nunzio apostolico le cose si volsero al meglio per il pontefice, d’altro canto l’imperatrice Agnese non fu certo in grado di contrapporsi alla fine diplomazia dello stesso Ildebrando.

Non tutto fu chiaro nel breve operato di Stefano IX perché, se da un lato tentò di rafforzare ulteriormente il progetto di riforma, chiamando a sé il dottore della Chiesa e priore dell’eremo Camaldolese, della Santa Croce di Fonte Avellana Pier Damiani (già in odore di santità), nominandolo cardinale di Ostia, dall’altro macchinò tentando di crearsi un esercito personale, a capo del quale avrebbe dovuto esserci il fratello Goffredo, il quale ai suoi occhi avrebbe non solo potuto diventare re d’ Italia ma forse anche imperatore.
Tanto è vero che, il pontefice in vista di chissà quali progetti, fece trasferire il tesoro dell’abbazia di Montecassino, nonostante le riottosità dei monaci e fu in procinto di incontrare il fratello a Firenze presso la chiesa dove era stato consacrato, quando il 29 marzo 1058 morì improvvisamente.
Il corpo di Stefano II fu sepolto in Santa Reparata stessa.

NICCOLO' II, Gerardo, della Borgogna (1059-1061)
(con BENEDETTO IX antipapa)

Al secolo Gerardo di Borgogna, nato a Chevron , nella Savoia attorno i primi anni del 980 e vescovo di Firenze, Nicolo II fu consacrato in San Pietro il 24 gennaio 1059 dopo una vacanza del seggio pontificio di dieci mesi a causa delle ormai connaturate divisioni interne alla Chiesa stessa.

Infatti, alla morte di Stefano IX la nobiltà romana tentò il colpo di mano eleggendo pontefice Giovanni vescovo di Velletri che si insediò con il nome di Benedetto X grazie anche alla sortita dell’ esercito capitanato da Gregorio di Tuscolo, fratello di Benedetto IX il quale, il 5 aprile 1058 entrò in Roma.
L’elezione fu immediatamente condannata da tutti i padri riformatori da Pier Damiani a Ildebrando di Sona e per modificare la situazione, si riunirono in concilio a Siena il 18 aprile, con l’appoggio di Goffredo di Toscana e Lorena. Dal concilio uscì appunto la scelta di Gerardo di Borgogna.
Nel frattempo, Ildebrando di Soana che si già trovava in Germania mando una sua delegazione presso l’imperatrice reggente Agnese, ad Augusta, per convincerla ad abbracciare la causa riformista. L’imperatrice accondiscese ed ordinò al duca di Toscana di scortare a Roma il neo eletto pontefice.
In un nuovo concilio di Sutri Benedetto X fu scomunicato e dichiarato deposto ma le cose furono tutt’altro che semplici perché tutti sapevano che ogni tipo di forzatura da una parte o dall’altra sarebbe costata un bagno di sangue. L’escamotage fu come sempre trovato da Ildebrando di Soana il quale nel frattempo era rientrato ad Ostia: contattato il ricchissimo Leone Baruch, parente per parte materna e figlio di un ebreo convertito, riuscì a far circolare notevoli quantità di denaro tanto da non far presa solo sul popolo ma anche presso la nobiltà e tanto da riuscir a provocare una sommossa popolare costringendo Benedetto X alla fuga
Ai primi di aprile del 1059, Nicolò II tenne il suo primo concilio in Laterano, con la presenza di oltre 100 vescovi che si concluse con la bolla papale <<In Nomine Domini>> ( Nel Nome del Signore) del 13 aprile 1059 la quale oltre ad esprimere nuovamente la condanna e la scomunica di Benedetto X, la condanna della simonia e la proibizione del concubinato clericale sancì in modo inequivocabile che il compito dell’ elezione papale spettava solamente ai vescovi cardinali, cardinali non vescovi, clero nobiltà e popolo potevano solamente dare il loro consenso. Inoltre il decreto stabilì che l’ elezione potesse avvenire anche fuori Roma se i cardinali vescovi lo avessero ritenuto opportuno, che il papa poteva anche non essere nativo di Roma pur in considerazione dei degni e capaci che in Roma avessero avuto i loro natali. All’imperatore fu riconosciuto il diritto di essere considerato degno di considerazione e rispetto.
Inutile dire che quanto stabilito dal pontefice provocò il finimondo ma anche su questo i padri riformisti furono pronti. Nicolò II si recò presso i feudi normanni e nell’agosto 1059 tenne un ulteriore concilio a Melfi, al quale furono invitati Roberto il Guiscardo e Riccardo di Aversa, ad essi furono riconosciute tutte le terre conquistate e ancora da conquistare con l’esclusione di Benevento. A Roberto fu conferito il titolo di duca signore di Puglia e Calabria, a Riccardo il titolo di principe di Capua e la conferma dei suoi già vasti possedimenti.
Davanti a tanta prodigiosità i normanni si sentirono in dovere di dichiararsi vassalli del pontefice e pronti a mettere a disposizione i propri eserciti per il bene della Chiesa, e a riprova accompagnarono a Roma Nicolò II allo scopo di porre fine alle velleità di quella nobiltà che ancora riconosceva Benedetto X, il quale fu stanato dal castello di Galeria dove si era asserragliato ed imprigionato nella chiesa di Sant’ Agnese.
Nel Nord Italia successe invece che il popolo si coalizzò in una sorta di movimento definito “Pataria” che si prefiggeva lo scopo di combattere il concubinato dei preti e che arrivò talvolta a veri e propri tumulti con relativi saccheggi. A dirimere la questione arrivarono, nel 1060 Pier Damiani ed il vescovo di Lucca i quali, non senza notevoli sforzi costrinsero Guido arcivescovo di Milano e tutto il clero a fare atto di rinuncia al concubinato e pronuncia di abiura nei riguardi della simonia.
Mentre ad Augusta per indorare la pillola alla corte imperiale fu inviato il cardinale Stefano ma non fu ricevuto dall’imperatrice, mentre quasi tutti i vescovi tedeschi dichiararono nulle le decisioni papali ed in aperta sfida, illegali le nuove modalità di elezione.
Ma l’aria dello scisma in essere Nicolò II non la potè respirare: si spense a Firenze il 27 luglio 1061 e fu sepolto nella stessa cattedrale.


ALESSANDRO II, Anselmo da Baggio, di Milano (1061-1073)

Anselmo, nato a Baggio (oggi in provincia di Milano), vescovo di Lucca fu consacrato papa alla mezzanotte tra il 30 settembre ed il 1° ottobre 1061. Egli fu eletto secondo i dettami della bolla del 13 aprile del 1059, per volere di Ildebrando di Soana e di tutti i riformatori, con la protezione di Riccardo di Capua, nonostante il tentativo del conte Gherardo di Galèria di far eleggere il cancelliere Guilberto, per il qual scopo si era recato con una delegazione ad Augusta presso la corte imperiale. Ma lo scisma accadde il 28 ottobre 1061, quando i vescovi germanici venuti a conoscenza della “forzatura” si riunirono nel concilio di Basilea decretando patricius romanorum Enrico IV, figlio decenne di Enrico III ed eleggendo papa Cadalo, vescovo di Parma che assunse il nome di Onorio II.

Ma l’investitura di Onorio II avrebbe potuto avvenire solo a Roma, dove egli arrivò nel marzo del 1062, scortato dall’esercito lombardo. Battute le truppe papaline si impossessò della città leonina e di San Pietro. Nel frattempo in Germania era accaduto una sorta di colpo di stato da parte di Annone, arcivescovo di Colonia, il quale più vicino ai riformisti aveva tolto la reggenza all’imperatrice Agnese ed aveva preso sotto protezione il giovanissimo Enrico IV. Annone infine convocò il parlamento germanico affidando l’istruttoria per dirimere lo scisma al nipote Burcardo, vescovo di Halberstadt il quale alla fine decretò del tutto valida l’elezione di Alessandro II. Anche a quei tempi, quando si voleva far giungere una notizia importante a qualcuno, questa spesso metteva le ali e Alessandro II, appena venuto a conoscenza del pronunciamento di Burcardo non attese il decreto parlamentare per conferire a quest’ultimo l’arcivescovado di Pallium e ad Annone il cancellierato di tutta la Chiesa. Alessandro II fece ritorno a Roma nell’aprile del 1063 scortato dall’esercito di Goffredo di Toscana. Convocato un concilio in Laterano, Onorio II fu scomunicato e destituito. La definitiva soluzione avvenne però solamente il 31 maggio 1064 quando convocato il concilio di Mantova costituito da vescovi tedeschi ed italiani , Alessandro II fu definitivamente riconosciuto il papa legittimo . Le pretese di Onorio continuarono fino alla sua morte avvenuta nel 1072 ma senza più seguito.
Gli altri fatti salienti di questo pontificato furono sicuramente la conquista dell’ Inghilterra del 1066, da parte del duca Gugliemo di Normandia che sotto il gonfalone di San Pietro schiacciò il partito degli antiriformisti; nonché la conquista della Sicilia da parte di Roberto il Guiscardo, con la cacciata degli arabi. Intensi rapporti furono intessuti con il regno cristiano di Spagna di Filippo I Capeto e soprattutto diede il suo appoggio ai vescovi francesi contro la persecuzione degli ebrei in Francia.
Un altro gonfalone di San Pietro fu inviato al cavaliere Erlembaldo che si era schierato a favore della Pataria e di Pier Damiani per la tenacia nel sostenimento della riforma e soprattutto per essere riuscito a sventare, dopo l’abdicazione del arcivescovo Guido, l’elezione di Goffredo, prete antiriformista fedele ad Enrico IV, imponendo l’elezione di Attone, soprattutto dopo la morte di Pier Damiani, avvenuta nei primi mesi del 1072.
Il pontificato di Alessandro II finì comunque in maniera turbolenta così come iniziato perché nel 1069 morì anche Goffredo di Toscana la nobiltà romana si riaffacciò rivendicando la signoria di Roma città attraverso l’incarico di prefetto all’epoca detenuto da Cencio della famiglia dei Crescenzi.
Alessandro II si spense il 21 aprile del 1073 e fu sepolto in laterano.

 

GREGORIO VII, Ildebrando, della Tuscia (1073-1085)

(sulla "RIFORMA GREGORIANA" vedi anche queste pagine > >
e in "Riassunti Storia d'Italia" queste pagine: dal 1056 e seguenti > >

Ildebrando di Soana fu eletto papa il 22 aprile del 1073, in San Pietro, con il nome di Gregorio VII. Nato intorno al secondo decennio dell’anno mille, nel territorio di Sorano (attuale provincia di Grosseto), dall’artigiano Bonizione e dalla madre Betta, la sua vita fu subito improntata alla religiosità, soprattutto per l’interessamento dello zio materno Lorenzo, abate del monastero di Santa Maria all’Aventino e successivamente di Giovanni Graziano, arciprete di San Giovanni a Porta Latina, divenuto successivamente papa Gregorio VI. Alla morte di quest’ ultimo si ritirò nel monastero di Cluny da dove fu richiamato da papa Leone IX per essere affiancato nella riforma della Chiesa , della quale si è sino a questo pontificato descritto.
Contrariamente a quanto disposto dal decreto di Niccolò II che prevedeva l’elezione pontificia proveniente dal conclave dei cardinali vescovi, Gregorio VII fu invece proclamato papa a furor di popolo lo stesso giorno delle esequie ad Alessandro II, in presenza del suo feretro e nonostante un primo diniego, accomodato dal cardinale Ugo Candido, egli fu definitivamente consacrato il 30 aprile dello stesso anno.
Enrico IV non ci mise molto a ratificare l’elezione di questo papa che riconfermò subito tutta la riforma, per altro da lui stesso fortemente voluta, minacciando di scomunica chiunque non avesse aderito alle volontà pontificali. All’imperatore le volontà del papa furono comunicate da Goffredo di Lorena detto “il Gobbo”, terzo marito di Matilde di Toscana e Lorena.
Nel marzo del 1074 Gregorio VII convocò il suo primo concilio in Roma alla fine del quale furono scomunicati tutti i prelati in odore di simonia o di concubinato. L’imperatore fu informato di tali decisioni dalla stessa madre ed imperatrice Agnese, la quale si aggregò alla delegazione pontificia in visita alle terre germaniche.
La contesa si innescò sul controllo dei territori e sul dissidio dei vescovi germanici.
Gregorio VII anticipò tutto e tutti convocando un ulteriore concilio nel febbraio del 1075 il quale provocò un decreto ( Dictatus Papae - vedi il documento in La riforma gregoriana) che sosteneva la priorità assoluta del pontefice nella nomina dei vescovi e la scomunica di cinque prelati e vescovi, consiglieri di Enrico IV, ovvero la netta indipendenza del potere religioso, senza per questo rinunciare ai diritti territoriali ecclesiastici, là dove gli stessi territori venivano considerati patrimonio della Chiesa stessa, con i propri sudditi, in una sorta di regno “teologico”.
La fermezza e la convinzione del papa in queste questioni non provocarono solo malumori ma, dopo la sostituzione di cardinal Attone con Tedaldo a Milano ed il completo dissenso del cardinal Guilberto di Ravenna, la situazione sfociò in una vera e propria sommossa antipontificia. L’insurrezione fu comandata da cardinal Ugo Candido ( lo stesso che aveva voluto la sua incoronazione ed improvvisamente - forse per mano imperiale – divenutogli nemico) e capitanata dal prefetto Cencio.
Mentre Gregorio VII stava celebrando la santa messa la notte di natale del 1075, in Santa Maria Maggiore , il prefetto con un manipolo di uomini ferì il pontefice sull’altare e lo arresto sino a rinchiuderlo nella torre dello stesso monastero.
Gli stessi cristiani che avevano voluto la sua elezione e che stavano assistendo alla funzione, dopo qualche ora di sbandamento riuscirono ad organizzarsi e a liberare il papa già il 25 dicembre stesso. Gregorio VII, liberato dalla torre calmò la folla inferocita e riprese la funzione da dove era stata interrotta. Sia il prefetto Cencio che il cardinal Candido riuscirono a guadagnare il largo fino a rifugiarsi presso la corte di Enrico IV.
Nel gennaio del 1076 Gregorio VII invitò Enrico IV a conferire in Roma al fine di scagionarsi nei confronti della congiura subita. Enrico IV rispose invece con l’assemblea a WORMS del 24 gennaio dello stesso anno, durante la quale il papa fu messo sotto accusa perché: "attraverso Matilde di Canossa ed altre stregonerie era riuscito a convincere il popolo romano in una sorta di antimperialismo".
L’assemblea deliberò la disobbedienza, quindi, da tutti i decreti papali ed alle future deliberazioni.
Il pontefice rispose attraverso il concilio del 2 febbraio in Laterano con la scomunica di Enrico VI, alla presenza propria madre, l’imperatrice Agnese e di Matilde di Canossa.
Secondo la cronaca, l’anatema papale colpì con la morte molti dei consiglieri imperiali, tra i quali l’arcivescovo di Utrecht e lo stesso Cencio ex prefetto di Roma, con la conseguenza che principi, e tanti altri vassalli, duchi, marchesi e conti, antagonisti alla dinastia dello stesso imperatore, si ribellarono e si auto-convocarono in Augusta per convincere il re-imperatore ad abbandonare l’eventuale intento di una lotta fratricida.
Superando la scadenza dell’ ultimatum previsto per il 2 febbraio 1077, Enrico IV con il proprio esercito diresse verso Roma e giunse nei pressi di Mantova la mattina del 25 gennaio dello stesso anno, là dove il papa era in visita e prontamente rifugiato presso il castello di Matilde di Canossa.
Enrico IV dovette rimanere per tre giorni e tre notti sotto la neve ed il gelo, prima di essere ricevuto dal papa, al quale stava andando a chiedere clemenza e dal quale riceverà la comunione. (nda - da cui il detto: "CI RIVEDREMO A CANOSSA!". (vedi in dettaglio i fatti > > )
Enrico IV, nonostante la revoca dell’interzione papale, al suo rientro in Germania trovò un clima piuttosto ostile. La nobiltà, in sua assenza aveva nel frattempo decretato re ed imperatore suo cognato Rodolfo, duca di Svevia, quando l’imperatrice Agnese moriva il giorno di natale del 1077.
Le lotte fratricide all’interno delle terre Germaniche iniziarono subito dopo per terminare ( o quasi ) solamente nel 1080.
Le trame, le battaglie, le usurpazioni anche tra consanguinei non ebbero mai termine.
Per Enrico IV le vittorie arrivarono una dopo l’altra fino alla morte del suo più acerrimo nemico: il cognato Rodolfo, avvenuta sulle rive dell fiume Elster dopo una sanguinosa battaglia accaduta il 15 ottobre 1080.
Il re o imperatore, si presentò sotto le mura di Roma e nell’ aprile del 1082 dopo essere entrato nella “città leonina” assedia Castel Sant’ Angelo dove Gregorio VII si era trincerato.
Questo avvenne essenzialmente per il tradimento della nobiltà romana, esclusa sin dall’inizio dell’elezione di questo papa.
La stessa nobiltà si fece garante delle volontà di Enrico IV, salvo poi smentirsi e fu quindi un andirivieni delle truppe imperiali attraverso Roma, fino a che Enrico IV non decise di insediare un nuovo papa: Clemente III, ovvero il patriarca Guilberto di Ravenna.
Inutili fino a quel punto furono gli sforzi di Matilde di Canossa che per finanziare e mantenere il papa, era riuscita a vendere persino le dorature del proprio castello.
Il 24 marzo 1083, ignorando completamente l’assedio di Castel Sant’Angelo e quindi la presenza di Gregorio VII, Enrico IV entrò a Roma con il proprio esercito decretando papa, per l’appunto, Clemente III, dal quale lo stesso giorno si fece incoronare imperatore.
A quel punto intervenne il normanno Roberto il Guiscardo il quale, liberatosi temporaneamente dai saraceni condusse il proprio esercito verso Roma,rispondendo così all’appello lanciato dal papa ben due anni prima.
Il 27 maggio da porta San Giovanni entrarono i normanni capitanati da Roberto il Guiscardo dopo che 6 giorni prima, ovvero, preventivamente, il Enrico IV abbandonò il campo assieme al suo antipapa rifugiatosi a Tivoli.
Il 30 maggio tutta la nobiltà antipapale fu massacrata ed un vastissimo incendio si propagò dal Colosseo al Laterano distruggendo case, chiese e monumenti. Le devastazioni prodotte dai normanni infliggono un ulteriore colpo alla credibilità di Gregorio VII, nonostante questi avesse tentato in ogni modo di fermare le violenze.
Perduta la propria credibilità , il pontefice fu costretto a seguire le orme dei devastatori e a rifugiarsi a Salerno, dove morì il 25 maggio 1085. Le sue spoglie dapprima deposte in un sarcofago del III secolo, nel 1953 furono traslate in una nuova urna nel 1953, sempre all’interno della chiesa di San Matteo in Salero.
La sua canonizzazione in quanto “omo” libero, casto e puro avvenne nel 1606.
(nda: probabilmente le voci che corsero sulle relazioni con Matilde di Canossa non furono del tutto “barbine”, nell’insegna di "fate quel che dico non fate quel che faccio".
Nel frattempo nel mondo circostante altri eventi ebbero luogo:
a VENEZIA succedette a Domenico Contarini ( 1043-1071) il doge Domenico Silvo (1071-1084) e si insediò poco dopo la morte di Gregorio VII il doge Vitale Falier ( vedi: biografie dei dogi )

L’ISLAM, ad oriente si suddivise con Allah al Qaim (1031-1075), ultimo erede della dinastia Abbassidas, di Bagdad rigenerata in mille rivoli sparsi per tutto il Nord Africa fino alla penisola Iberica con le roccaforti di Granada e Cordova, per lasciare il posto al sultanato di Konia, il cui primo capostipite fu SÜLEYMAN I Jutalmisoglu Nàrcsiruddevle Ebu’l-Fevàrcris Gazi (1077-1086) della dinastia Selyúcida (la prima turco-ottomanna)

VITTORE III, Dauferio, di Benevento (1086-1087)

Al secolo Desiderio, nato a Benevento ed abate della basilica di Montecassino, egli fu sicuramente proposto dal principe Giordano di Capua, ma tra i suoi sostenitori vi fu anche Matilde di Canossa (non certamente poco importante all'epoca dopo la debacle di Enrico IV presso il castello di Canossa, dove matilde aveva le sue terre di Toscana e Lorena, in quanto figlia di Bonifacio, marchese di Toscana e di Beatrice di Lotaringia, sposa di Goffredo il Gobbo duca di Lorena).
Stante come stavano le cose socio-economiche nonchè le questioni religiose volute dai suoi predecessori riformisti, o forse più probabilmente per motivi di effettiva religiosità asceta, Desiderio, nostante le pressioni rifiutò. Egli sosteneva infatti che solo un concilio lo avrebbe costretto a ricevere la consacrazione.
Ma tante e tali furono le pressioni degli stessi cardinali italiani che alla fine fu convinto ad andare a Roma almeno per la Pasqua del 1086, dopodichè il 24 maggio avvenne la sua elezione, per la quale assunse il nome di Vittore III.
Andirivieni ed opposti veti incrociati tra il principe di Capua e Roberto il Guiscardo scatenarono però lotte ed insurrezioni interne ai normanni ed il pontefice, già restio per principio non fece altro che raggiungere via mare Terracina, dove si spogliò delle insegne papali, pensando di ritornare a vita monastica.
Ritornò però ben presto alla carica il principe di Capua il quale, accordatosi definitivamente con Roberto il Guiscardo , su pressioni di Matilde di Canossa al fine di promuovere un nuovo concilio, quello del marzo 1087 a Capua, anche per scongiurare il nuovo reinsediamento di Clemente III, reinsediatosi in Laterano con l'appoggio imperiale di Enrico IV.
Alla fine Vittore III fu consacrato papa il 9 maggio 1087, ma non si insedio nella cattedra di San Pietro, sotto scorta di Matilde di Canossa stabilì la sua cattedra sull' isola Tiberina ( parte di Roma sul fiume Tevere), dove però il vecchio abate si ammalò, mentre l'antipapa Clemente III scorribandava per Roma avendo fissato la sua dimora in Castel Sant'Angelo.
Vittore III, ormai alle soglie della morte, riuscì però a decretare alcune funzioni essenziali, attraverso il concilio di Benevento tenutosi tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre dello stesso anno. In pratica, egli definì per sempre la scomunica di Clemente III, rinnovò i canoni della riforma e bandì un appello a tutti i cristiani contro l'imperversare dell'Islam in Nord Africa e nella menisola Iberica, per il quale appello risposero le città di Amalfi, Pisa e Genova che riuscirono ad imporre il proprio dominio sulla città di Mahdia (nell'odierna Tunisia).
Vittore III si spense nella sua abbazia a Montecassino il 16 settembre 1087, ove tuttora dovrebbe riposare a dispetto dei bombardamenti avvenuti durante la II guerra mondiale. Vittore III fu beatificato solamente nel 1887 (nda: forse avrebbe dovuto avere un maggior tributo, sia in termini di fede che di umiltà!).

Nel frattempo a Venezia fu insediato il XXIII doge: Vitale Falier (1084-1085) vedi: Biografie Dogi
Amalfi in quegli anni si stava spegnendo a causa delle opressioni normanne e delle continue scorribande di Pisa, dalla quale sarà definitivamente saccheggiata nel 1135.
Genova stava appena nascendo economicamente, commercialmente e politicamente impostata sulla gestione veneziana, il suo primo doge a vita fu Simon Boccanegra( X secolo).

Ad oriente il sultano Seljuk, dopo aver messo in serie difficoltà l'impero romano d'oriente, elesse la capitale a Konya (bellissima città della Turchia asiatica posta nel bacino del Taro).

URBANO II, Oddone, francese (1040-1099)
(pontificato 1088-1099)

Fu eletto l’ 8 marzo 1088 a Terracina, da un conclave formato da una quarantina di vescovi e prelati e dal prefetto Benedetto, in rappresentanza del popolo, dopo una vacanza di quasi sei mesi dovuta al fatto che la Cattedra di San Pietro era tornata in balìa dell’antipapa Clemente III.
Eudes (Oddone) che assunse, appunto, il nome di Urbano II nacque intorno al 1040 a Châtillon-sur-Marne in Francia, da nobile famiglia . Compì i suoi studi a Reims e divenne monaco nell’abbazia di Cluny. Nel 1077 accompagnò l’abate s. Ugo di Cluny a Canossa presso il papa s. Gregorio VII e l’anno successivo venne eletto vescovo di Ostia, succedendo a s. Pier Damiani. Per due volte ebbe l’incarico di Legato pontificio in Germania, nella controversia con l’imperatore Enrico IV.

Dopo l’elezione riuscì però a raggiungere Roma solo nel novembre del 1088 e se pur scortato dall’esercito normanno dovette comunque rimaner confinato entro l’ isola Tiberina, a causa dell’antipapa che ancora imperversava il quale arrivò persino a pronunciargli contro la scomunica in un concilio tenuto in San Pietro nel gennaio 1089. Nell’ aprile dello stesso anno Urbano II rispose a tale provocazione inviando la rinnovata scomunica ad Enrico IV, a Clemente III e a tutti coloro i quali sostenevano quest’ultimo attraverso il vescovo Ghebardo di Costanza.
Nel frattempo Enrico IV si era rafforzato ed aveva ormai l’adesione di quasi tutto il clero germanico, pertanto, incollerito nei confronti del pontefice mosse il suo esercito verso l’Italia dove riuscì a vincere le prime battaglie e ad entrare a Mantova per poi perdere definitivamente la guerra negli scontri prima, con l’esercito di Matilde di Canossa e poi, con quello formato dalla lega dei comuni lombardi ( Milano, Cremona Lodi e Piacenza). E mentre Enrico IV si dovette ritirare prima a Verona e poi in Germania, Urbano II potè celebrare la Pasqua del 1094 in Laterano, potuto riottenere grazie ad una somma di denaro offertagli da Goffredo abate di Vendome il quale fu accompagnato a Roma dall’esercito di Ugo de Vermandois costringendo Clemente III a rinchiudersi in Castel Sant’Angelo.

Subito dopo però Urbano II partì per il suo ministero apostolico fuori Roma; si recò a Pisa, a Pistoia, a Firenze ed a Cremona; nel marzo 1095 indisse un Concilio generale a Piacenza, che fu tenuto all’aperto, visto la partecipazione di 4.000 chierici e 30.000 laici; furono promulgati dei decreti pontifici, con i quali Urbano II dichiarò di non riconoscere le ordinazioni simoniache, cioè comprate e quelle ricevute da vescovi scismatici, rinnovò le condanne delle eresie, scomunicò l’antipapa e i suoi fautori. Nei primi tempi del suo pontificato, Urbano II si dimostrò indulgente con vescovi e principi, ad esempio concesse il pallio arcivescovile ad Anselmo vescovo di Milano e consacrò Ivo di Chartres, tutti e due eletti dall’imperatore; ma dopo aver consolidato la sua carica, combatté tutte le ingerenze dei laici nelle cose ecclesiastiche.

Mediò sulle dispute fra Guglielmo il Rosso d’Inghilterra e s. Anselmo di Canterbury; scomunicò Filippo I di Francia per le sue vicende matrimoniali. D’altra parte ebbe il sostegno di Alfonso VI di Castiglia, che stava liberando la Spagna dalla dominazione dei Mori.
Nell’agosto 1095 si trasferì in Francia, dove da Le Puy emanò una Bolla per convocare un Concilio a Clermont nell’anno successivo. In detto Concilio vennero di nuovo condannate le investiture laiche e scomunicato il vescovo di Cambrai perché l’aveva accettata dall’imperatore.
Papa Urbano istituì la “tregua di Dio” cioè una breve pausa tra le battaglie per seppellire i morti; poi sulla pubblica piazza di Clermont, proclamò la “PRIMA CROCIATA” per la liberazione dei luoghi santi, provocando un grande entusiasmo e organizzandola personalmente, nominò come capo il vescovo di Le Puy Ademaro di Monteil e il duca Raimondo di Tolosa; incitò principi e fedeli a prendere la croce, trattò con i Genovesi per le navi.

“Deus vult” : Appello alla cristianità di Urbano II (27 novembre 1095 - Concilio di Clermont d'Auvergne)
"...E' impellente che vi affrettiate a marciare in soccorso dei vostri fratelli che abitano in Oriente... I Turchi e gli Arabi si sono scagliati contro di loro e hanno invaso le frontiere della Romania (Impero bizantino) fino al luogo del Mar Mediterraneo detto Braccio di S.Giorgio (stretto dei Dardanelli)... Hanno messo a soqquadro tutte le chiese e devastato tutti i paesi sottoposti alla dominazione cristiana...
A coloro che, partiti per questa guerra santa, perderanno la vita sia durante il percorso di terra, sia attraversando il mare, sia combattendo gli idolatri, saranno rimessi per questo stesso fatto tutti i peccati...
Niente dunque ritardi la partenza di quanti parteciperanno a questa spedizione: diano in affitto le terre, raccolgano tutto il denaro necessario al loro mantenimento e non appena l'inverno sarà finito e cederà alla primavera, si mettano in cammino sotto la guida del Signore..." (Testo riportato da Fulcherio di Chartres).
Inizio della crociata (15 agosto 1096)
"...Quelli tra voi che sono ispirati da Dio a fare questo voto sappiano che potranno unirsi con i loro uomini alla partenza fissata, con l'aiuto di Dio, per il giorno della Beata Vergine..." (da una lettera di Urbano II al principe di Fiandra).
L’esito della Crociata portò alla conquista di Gerusalemme il 15 luglio 1099, anche se con numerose perdite umane, ma il papa non lo seppe perché morì a Roma il 29 dello stesso luglio 1099. Urbano II fu sepolto nella cripta di San Pietro, accanto ad Adriano I. Considerato il gran seguito che ebbe in Francia il pontefice fu beatificato ed il suo culto fu riconfermato il 14 luglio 1881, la sua festa si celebra il 29 luglio.
In Medioriente nel frattempo avevano preso piede le dinastie ottomane e la prima fu quella selyùcida di Konya (Turchia): SÜLEYMAN I Jutalmisoglu Nàrcsiruddevle Ebu’l-Fevàrcris Gazi (1077-1086)
KILIÇ-ARSLAN I Kilids Arslan (1092-1107)
Nel 1066 ebbe inizio la guerra marinara fra Genova e Pisa. I Genovesi offesi per le troppe conquiste pisane in Corsica e in Sardegna incominciarono a dare guerra ai navigli pisani. Poichè bande corsare scorazzavano sempre lungo le coste tirreniche, il Papa Vittore III invitò le due Repubbliche marinare a combattere insieme contro questi nemici.
Le due città si unirono e vinsero definitivamente i nemici.
Nell'anno 1089 Papa Urbano II concesse ai Pisani ed al loro Vescovo l'isola della Corsica ed innalzò il Vescovado di Pisa ad Arcivescovado.
Nel 1099 i Pisani parteciparono largamente alla Guerra Santa compiendo notevoli atti di valore.
Altre conquiste sia pisane che genovesi seguirono e le due città acquistarono sempre più potenza e ricchezza.
Furono così riconquistate le coste della Siria e le isole Baleari.
Amalfi fu la più antica delle repubbliche marinare. Essa aveva fatto parte del dominio bizantino, ma verso la metà del secolo IX, quando, a causa dei continui attacchi dei Musulmani, dovette provvedere con mezzi propri alla sua difesa, ed acquistò piena autonomia politica.
A capo dello Stato era il Duca, eletto dai cittadini nel pubblico parlamento o arengo.
Amalfi combatté ripetutamente contro i Musulmani. Si deve ricordare al riguardo, la famosa vittoria di Osti (849), quando una potente flotta di Musulmani, che minacciava Roma, fu quasi distrutta. Nel complesso, tuttavia, Amalfi cercò di vivere in pace con i turchi per i suoi traffici commerciali. Aveva colonie fiorentissime a Costantinopoli, in Siria, in Egitto, sulle coste dell'Africa, e poiché queste colonie erano già in decadenza all'epoca delle Crociate, non poté, come le altre repubbliche marinare, prendere parte attiva alle stesse e trarne vantaggio.
Amalfi è inoltre famosa per le sue Tavole Amalfitane del sec. XII, una specie di codice mercantile e marittimo, che rimase in vigore per secoli in quasi tutto il Mediterraneo.
Tuttavia la potenza di Amalfi durò poco: oppressa dai Normanni (1076), vinta e saccheggiata dalla rivale Pisa (1135), cessò praticamente di esistere nei primi anni del secolo XI.

A Venezia si succedettero due dogi : VITALE FALIER - Dodoni (1084-1095) e VITALE I MICHIEL (1095-1102) ambedue ufficialmente non impegnati nella prima crociata!


PASQUALE II, Raniero, nativo di Bieda (RA) (1054-1118)
(pontificato 1099-1118)

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GELASIO II, Giovanni Caetani, di Gaeta
(pontificato 1118-1119)

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